L'integrazione della psicoanalisi con le neuroscienze, con la ricerca e l’osservazione infantile, con gli studi sull’attaccamento e gli sviluppi da essa derivati sull'infanzia e con la sostituzione del concetto di pulsione con quello di emozione, si potrebbe costituire un nuovo paradigma scientifico per la psicoanalisi.

Negli ultimi dieci anni il calo delle persone disponibili ad entrare in analisi è calata del 50%, mentre negli ultimi 3 anni è stato del 20%). La società psicoanalitica, invece di fare un’autocritica sulla inefficacia di alcuni teoremi e sulla tecnica di indagine ormai inadeguata (specialmente rispetto ad altre terapie), spiega questo calo con il costo elevato della terapia. In realtà, chi entra in terapia non ha tempi certi sulla durata dell’analisi e i risultati non vengono garantiti.
Spesso l’approccio usato da diversi analisti è di tipo stereotipato e consiste nel convincere il paziente ad accettare sia le interpretazioni proposte, sia la teoria clinica su cui queste si basano. Se il paziente si rifiuta di accettare le interpretazioni dell’analista, il suo rifiuto è considerato una manifestazione di resistenza alla terapia.
Inoltre la difesa della privacy si è ormai trasformata in censura e in stesura di cartelle cliniche lacunose e superficiali, spesso vengono effettuati tagli senza indicare i criteri seguiti nell’effettuare la selezione.

Un altro aspetto importante nel declino della Psicoanalisi è la drastica riduzione del numero di medici che scelgono di intraprendere la professione di psicoanalista, in quanto è cambiato l’orientamento dinamico in psichiatria, che attualmente si orienta prevalentemente verso terapie comportamentali e neurobiologiche.

Anche se la psicoanalisi è un metodo di indagine sulle manifestazioni dei processi psichici, una tecnica terapeutica, un modello teorico della vita psichica, caratterizzato dalla differenzazione fra psiche e coscienza, molti dei sui concetti e principi sono stati progressivamente sostituiti da nuovi idee e terapie.
Infatti molte delle idee freudiane, (come ad esempio la centralità della tematica sessuale), oggi non hanno più molto senso. Ad esempio, il tema edipico è per diversi motivi superato da tempo, anche perché la struttura familiare odierna è diversa da quella del tempo di Freud, oltre a non essere più aderente alle recenti scoperte nelle realzioni genitori/figli. Inoltre si è profondamente modificato il rapporto genitori-figli e la posizione del bambino nella società, ciò ha indebolito l’autorità genitoriale, che a sua volta è ancora alla ricerca di una più adeguata gestione di questa nuova struttura della famiglia.
Nella attuale società, si è anche profondamente modificata la visione che la donna ha di se stessa e quindi della realizzazione del sé, per cui non si lascia più classificare come fallicamente patologica, affetta da invidia del pene, per cui ciò che Freud indicava come loro natura, oggi per le donne è repressione sociale.
Infine, le teorie moderne (anche quelle di natura neurobiologiche) hanno sperimentalmente scoperto che il destino del futuro individuo, si determina nei primi mesi di vita. Conseguenza di ciò è che lo sviluppo sessuale, fino all’adolescenza, ha perso di importanza.

Secondo James Hillman (psicoanalista americano) il fallimento della psicoanalisi è inequivocabile, in quanto in un secolo di psicoterapia non è riuscita a curare il malessere dell’uomo. Secondo diversi psicoterapeuti, l’analisi non risponde più alle esigenze attuali, inoltre crea dipendenza, in quanto la terapia dura generalmente diversi anni, spesso con risultati molto discutibili.
Tutti i concetti psicoanalitici sullo sviluppo devono essere rivisti, inoltre la maggior parte di essi devono essere sostituiti con nuovi principi ricavati dallo studio sui legami affettivi. L’importanza della situazione terapeutica non è in ciò che dice sul passato del paziente, ma in ciò che dice sui disturbi della personalità nel momento presente, specialmente in riferimento alla capacità di realizzare attaccamenti sicuri.
Di particolare interesse sono i cambiamenti del comportamento e delle emozioni che ci si aspetta che si verifichino nella vita quotidiana e durante la seduta terapeutica (Bowlby). Spiegare e raccontare qualcosa non è sufficiente di per sé a produrre un cambiamento, ma occorre che via sia un’esperienza, un evento soggettivamente vissuto, con l’espressione di sentimenti e con azioni compiute. Quindi, il primo passo nella comprensione dell’esperienza, consiste nell’esplorare il momento presente, al fine di modificare la visione di ciò che avviene nella seduta psicoterapeutica. Ciò implica che è la coscienza e non l’inconscio la chiave del mistero, quindi il rapporto fra il momento presente e la dimensione della coscienza è essenziale nel considerare il modo in cui le esperienze che si verificano ora sono vissute, ricordate, verbalizzate e narrate (Stern).

Secondo Alexander, la convinzione che il recupero dei ricordi sia un fondamentale elemento curativo è da considerare un residuo del periodo relativo all'ipnosi catartica. L’enfasi sulla ricostruzione dei vuoti di memoria ostacola sia la comprensione del motivo per cui i pazienti ricordano gli eventi rimossi, sia la corretta valutazione del loro significato terapeutico. Infatti, non è il recupero dei ricordi che fa progredire il processo terapeutico, ma il suo risultato; inoltre il ricordo di memorie infantili rimosse, avviene solo dopo che lo stesso tipo di costellazione emotiva è stata sperimentata e fatta propria nella situazione transferale.
Infatti il transfert consente al paziente di scoprire, attraverso le associazioni e le sue reazioni emotive, il legame che esiste fra i suoi sintomi e i sentimenti attuali, in relazione con le sue esperienze passate. In realtà sono copie degli impulsi e delle fantasie che vengono risvegliati e resi coscienti durante il progresso dell’analisi, con la particolatità che la persona della storia passata viene sostituita con quella del terapeuta. In alcuni transfert il contenuto attuale non differisce da quello originario, in altri subiscono una mitigazione del contenuto.

Secondo Freud la scissione delle esperienze passate (e dei sentimenti ad esse connesse) dalla coscienza, costituisce una delle principali cause nella genesi della nevrosi. Egli notò, che nel corso dell’analisi si verificavano delle variazioni nell’atteggiamento del paziente verso il medico; questi mutamenti, che comprendevano anche forti componenti emotive, potevano interrompere il processo di associazione verbale, traducendosi spesso in notevoli ostacoli al trattamento stesso.

Il modello della mente proposto da Freud ha subito gradualmente profonde trasformazioni, con l’affermarsi della ricerca sperimentale sulle prime interazioni madre-bambino.

Le più importanti revisioni del modello freudiano sono dovute ad esempio a Fairbairn secondo il quale i bambini non sono guidati solo dall’istinto, ma anche dalla ricerca dell’oggetto; da Melanie Klein, grazie all’esplorazione dei primi eventi di sviluppo; da Winnicott, secondo il quale è possibile comprendere un bambino attraverso le sue interazioni con la madre; da Bowlby che applicò le scoperte della biologia alla comprensione del legame di attaccamento madre-bambino; da Margaret Mahler, che introdusse la ricerca osservativa in psicoanalisi; da Daniel Stern, che evidenziò i meccanismi di sintonizzazione affettiva nella relazione; da Bob Emde che evidenziò come la relazione con la principale fugura di accudimento, rappresenta il primo ambiente di sviluppo del bambino; da Schore che si concentra sulle fasi del primo sviluppo dell’emisfero destro, secondo il quale la possibilità di sintonizzarsi con la mente di altre persone è fondamentale per la maturazione dei circuiti cerebrali che mediano le sue capacità di autoregolazione; da Andrade secondo il quale è il contenuto affettivo, non quello semantico, che è determinante sul deposito delle memorie implicite