Il narcisismo è una punizione per l’incapacità di amare gli altri, una perdita dei valori umani.

Il narcisista è una persona che fa un investimento esagerato sulla propria immagine, in quanto si preoccupa prevalentemente di come appare, piuttosto di come viene percepito, manca di sensibilità, interesse e voglia di “ascoltare il mondo interno” degli altri, che non vengono percepiti come persone con bisogni diversi dai propri e quindi degni di essere accolti.
Gli aggettivi narcisista insieme a quello borderline (che significa, al confine tra nevrosi e psicosi), lentamente hanno sostituito il termine isterico.

Secondo Alice Miller, una modalità relazionale non-amorevole con le figure genitoriali e in particolar modo con la madre, può determinare un blocco o una distorsione nell’evoluzione del sé autentico del bambino; il risultato è la formazione di una personalità narcisista. Infatti, spesso i genitori non forniscono un affetto adeguato, non rispettano l’individualità del figlio, ma cercano attraverso la seduzione, di plasmarlo in modo che corrisponda all’immagine di ciò che desiderano che sia.

Nel DSM esiste già una classificazione della PAS, in quanto il genitore alienante è affetto da disturbi clinicamente classificabili secondo lo schema diagnostico del DSM-IV come: “Disturbo Delirante di tipo Persecutorio" e “Disturbo della Personalità, borderline-narcisistico".

Nel DSM-IV il narcisismo è descritto come: “una modalità pervasiva di grandiosità nelle fantasie, nel comportamento ed uno stile relazionale basato sullo sfruttamento dell’altro”.

Nel mito, Narciso si innamora della propria immagine, solo dopo aver respinto l’amore di Eco.

Narciso era figlio della ninfa Liriope e del fiume Cefiso che, innamorato della ninfa, la avvolse nelle sue onde e nelle sue correnti, possedendola. Da questa unione nacque un bambino di indescrivibile bellezza e grazia. Per conoscere il destino del figlio, Liriope si recò dal vate Tiresia, il più grande fra tutti gli indovini, che la sorte aveva reso cieco perchè aveva osato porre i suoi occhi sulle nudità della dea guerriera Atena, che dopo averlo punito per la sua audacia rendendolo cieco, gli fece dono del vaticinio.

Tiresia dopo aver ascoltato le richieste di Liriope le disse che suo figlio avrebbe avuto una lunga vita se non avesse mai conosciuto se stesso. Liriope, non comprese la profezia e con il passare degli anni la dimenticò.
Un giorno, mentre Narciso vagava nei boschi, lo vide la bella ninfa Eco che, non potendo rivolgergli la parola, si limitò ad ammirare la sua bellezza, estasiata da tanta grazia. Per diverso tempo lo seguì da lontano senza farsi scorgere. Narciso, intento a rincorrere i cervi nel bosco, smarrì il sentiero e non sapendo dove andare iniziò a chiamare ad alta voce i compagni. A quel punto Eco, rispondendo al suo richiamo di aiuto, decise di mostrarsi a Narciso, si presentò offrendosi teneramente come un dono d'amore e con il cuore traboccante di teneri pensieri.

Alla vista di questa ninfa che si offriva a lui, Narciso fuggi inorridito, tanto che la povera Eco avvilita e vergognandosi, scappò via dolente. Si nascose nel bosco ed iniziò a vivere in solitudine con un solo pensiero nella mente: la sua passione per Narciso. Questo pensiero divenne ogni giorno sempre più struggente, fino a farle dimenticare anche di vivere. Il suo corpo deperì rapidamente fino a scomparire e a lasciare di lei solo la voce. Da allora la sua presenza si manifestava solo sotto forma di voce, la voce di Eco, che continuava a ripetere le ultime parole che gli sono state rivolte.

Gli dei decisero di punire Narciso per la sua freddezza ed insensibilità e mandarono Nemesi, dea della vendetta, che fece si che mentre si trovava presso una fonte e si chinava per bere un sorso d'acqua, nel vedere la sua immagine riflessa immediatamente il suo cuore iniziò a palpitare e a struggersi d'amore per quel volto così bello, tenero e sorridente.

Non consapevole che aveva di fronte se stesso, ammirava quell'immagine e mandava baci e tenere carezze ed immergeva le braccia nell'acqua per sfiorare quel soave volto ma l'immagine scompariva non appena la toccava.
Rimase a lungo Narciso presso la fonte cercando di afferrare quel riflesso senza accorgersi che i giorni scorrevano inesorabili, dimenticandosi di mangiare e di bere sostenuto solo dal pensiero che quel malefico sortilegio che faceva si che quell'immagine gli sfuggisse, sparisse per sempre.
Alla fine Narciso morì presso la fonte che gli aveva regalato l'amore anelando un abbraccio dalla sua stessa immagine.
Quando le Naiadi e le Driadi andarono a prendere il suo corpo per collocarlo sulla pira funebre si narra che al suo posto fu trovato uno splendido fiore (bianco con la corolla rossa da cui sembra si estragga un unguento la Cheronea con proprietà antiinfiammatoria, antidolorifica) che da lui prese il nome di Narciso.

Dal mito di Narciso è stato coniato il termine narcisista, per definire un individuo che non si cura degli altri, in quanto troppo preso per sé stesso, anche se paradossalmente è totalmente incapace di provare amore anche per se stesso. E’ una persona arrogante e intollerante alle critiche, si offende facilmente e reagisce con rabbia a qualsiasi critica, in quanto si crede una persona eccezionale. Pur di raggiungere i suoi obiettivi non esita a manipolare e a trattare come oggetti le persone che gli sono intorno.

Nel DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), il narcisismo si colloca fra i disturbi della personalità del gruppo B, i cui criteri diagnostici sono:
“Persona che si percepisce estremamente importante, per cui ha un grande bisogno di essere ammirato e pretende un trattamento speciale, ama essere al centro delle attenzioni. Non è in grado di condividere i propri sentimenti e mostra disprezzo anche per il proprio partner. E’ insensibile alle motivazioni degli altri, in quanto non è in grado di comprenderle. Si offende facilmente e prova un atteggiamento di invidia verso gli altri, ma nel medesimo tempo si lamenta di essere troppo invidiato”.

Generalmente, il narcisismo patologico, può svilupparsi durante la prima o la seconda infanzia, a seguito di abusi o traumi infantili, inflitti dai genitori o da figure di autorità (sembra che possa avere anche una matrice ereditaria).

Il mondo interno del narcisista, è determinato dal genitore che si rifiuta o è insensibile alle richieste di conforto del figlio, in quanto lo accudisce solo nei suoi bisogni pratici. In questi casi il bambino potrebbe interiorizzare il disagio del genitore che si dimostra incapace al contatto emotivo e alla richiesta di intimità, per cui percepisce la distanza come unica modalità efficace per relazionarsi con l’altro.

Il desiderio di ammirazione tipico nei bambini (che lo fa sentire importante), nasce invece dalla sua necessità di essere riconosciuto come “unico e separato dagli altri”. Il fine è di potersi costruire una identità e un’autostima, che non dipende dall’approvazione degli altri, ma che nasca da dentro di sé.

Il disturbo narcisistico è molto difficile curare, in quanto il narcisista è totalmente inconsapevole del disturbo e dell’effetto che provoca negli altri.