Con la nascita della filosofia viene anche introdotto il concetto di Coscienza, inteso come volontarietà delle azioni suggerite dall’Io.

Cartesio propose la certezza della propria esistenza come essere pensante e suddivise le cose materiali, da un altro tipo di sostanza, che denominò pensiero. Conseguenza di questa sua idea fu l’introduzione di una netta distinzione fra corpo e anima, totalmente indipendenti l’uno dall’altra.
Successivamente Leibniz, nell’affermare che l’anima pensa sempre, in quanto sottoposta costantemente alle percezioni, introdusse il concetto di inconsapevolezza che deriva sia da percezioni passate, sia da percezioni che non hanno mai raggiunto il livello della consapevolezza.
Fitche, rielaborò questo concetto affermando che nella costruzione della coscienza, oltre all’immaginazione, al giudizio e alla ragione, intervengono fattori come il sentimento e la volontà, mentre Schopenhauer riteneva che l’inconsapevolezza fosse la vera causa del comportamento, contrariamente alle motivazioni coscienti che servivano a mascherare i reali motivi dell’agire.
Nietzsche, giunse ad una nuova definizione delle manifestazioni inconsce, che influenzerà in modo decisivo il pensiero di Freud. Infatti, Nietzsche riteneva che gli uomini non agiscono in funzione del loro Ego, ma per il Fantasma dell’Ego, in quanto vivono costantemente in una nebbia di opinioni impersonali, per cui possono giungere alla verità solo mediante l’interpretazione della loro storia. Inoltre riteneva che il rapporto fra gli istinti inconsci e la vita cosciente poteva emergere nel sogno, che rappresentava un soddisfacimento allucinatorio di un istinto non soddisfatto.

Fu quindi Nietzsche a scoprire l’esistenza degli istinti e delle pulsioni, con la conseguente impossibilità di annullarli con la sola forza della coscienza.

Infine Bergson, nel ritenere che l’Io vive il presente, con la memoria del passato, per anticipare il futuro, definì inconsapevolmente il ruolo che l’inconscio ha nella vita degli individui, secondo la teoria della Psicoanalisi.

Tuttavia, si deve a Freud, la trasformazione dell’idea filosofica di inconscio, in un concetto fondamentale per la cura delle malattie mentali. Egli immaginò l’inconscio, senza mai localizzarlo in una specifica area cerebrale, come un luogo in cui vengono immagazzinati sia i contenuti mentali traumatici rimossi per preservare l’integrità psichica della persona, sia il nucleo motivazionale di ogni individuo, cioè le pulsioni che costituiscono un qualcosa tra il somatico e lo psichico che forniscono l’energia alle azioni, che rendono possibile il comportamento.

L’idea di base della teoria di Freud è stata confermato dalle indagini sul cervello effettuate dai neuroscienziati moderni, secondo i quali, effettivamente il sistema nervoso centrale compie un elevato numero di operazioni senza che l’individuo ne prenda coscienza (ad esempio non comandiamo il cuore a battere, non pensiamo per mantenere la posizione eretta, ecc). Tuttavia è risultato più difficile integrare, in questo contesto, l’idea di Freud secondo il quale, le radici motivazionali del comportamento sono all’interno dell’inconscio e quindi esclusi dalla consapevolezza dell’individuo.

Diversi esperimenti hanno evidenziato, che uno dei salti evolutivi della nostra specie, è che il circuito della ricompensa non si attiva solo per stimoli il cui fine è di favorire la sopravvivenza della specie, come ad esempio quelli sessuali, ma anche mediante stimoli appresi di natura sostanzialmente diversa.

Si deve a Melanie Kein la trasformazione del paradigma freudiano, di una teoria della mente fondata su energia psichica e istinti, in un modello relazionale precoce della relazione madre/bambino, che di fatto ha ridimensionato il concetto freudiano di Edipo, a favore di una valorizzazione del primo periodo relazionale del bambino con la madre, mediante il quale il bambino può liberare le sue angosce proiettandole sulla madre, che dovrebbe restituirgliele purificate.

Questa modalità viene riproposta anche nel rapporto analista-paziente, mediante l’identificazione proiettiva e la scissione di parti del sé.La Kein ha anche criticato l’ipotesi di Freud, secondo il quale il sogno costituisce il soddisfacimento di un desiderio rimosso, sostituendolo con l’idea che il sogno è una rappresentazione del mondo interno dell’individuo.

La rimozione implica la memorizzazione delle esperienze sotto forma esplicita.

Oggi è noto che oltre al sistema di memoria esplicita (gestita essenzialmente dall’Ippocampo), relativa all’autobiografia dell’individuo che può essere verbalizzata e ricordata, esiste anche una memoria gestita dall’Amigdala, detta memoria implicita, il cui contenuto non può essere verbalizzato e quindi non è ricordabile. Poiché l’Ippocampo inizia a funzionare solo dopo il secondo anno di vita, le esperienze infantili dei primi anni di vita non possono essere depositate nella memoria esplicita.
Anche l’Inconscio dinamico, in cui vengono memorizzati i contenuti che sono stati resi accessibili alla coscienza e rimossi da dinamiche neurobiologiche, coinvolgono l’ippocampo e la corteccia prefrontale, due strutture che maturano lentamente durante i primi anni di vita.

Ciò significa che non è possibile, la rimozione ipotizzata da Freud, nel primo periodo di vitain quanto la memoria implicita è la sola memoria che si sviluppa precocemente ed è già attiva prima della nascita, per cui è l’unica di cui dispone il neonato nei suoi primi anni di vita, in cui può memorizzare le sue prime esperienze emotive-affettive e procedurali, in una coscienza che è ancora indivisa. Ciò significa che tutte le informazioni sensoriali giungono alla coscienza che li elabora.

Il benessere degli individui viene garantito sia dal sistema immunitario che protegge il corpo, sia da un sistema protettivo della mente che protegge l’individuo dall’esperienze affettive-emotive che potrebbero minacciare il suo benessere psicologico.

Con il trascorrere dei giorni, il bambino inizia a sperimentare che in diverse situazioni i suoi bisogni fondamentali non vengono soddisfatti dalla persona che lo accudisce (ad esempio, rispetto della loro identità, attenzioni fisiche ed emotive, supporto, incoraggiamento, ecc). Questa esperienza potrebbe risultare essere devastante per la mente del bambino, a causa della sua totale dipendenza, per cui inizia ad escludere una parte della realtà che percepisce, al fine di impedire all’esperienze ritenute dolorose di accedere alla coscienza, attivando così il processo della rimozione e della negazione della verità, che induce la coscienza a dividersi in due parti. Si determina così una dimensione denominata Coscienza Adulta, che è possibile accedere e una dimensione che viene nascosta alla consapevolezza, detta Coscienza Infantile, in cui vengono memorizzate le esperienze emotive-affettive rimosse.

Per il bambino questa è una strategia molto efficace in quanto gli consente di evitare la sofferenza causata dall’assenza di accudimento.

Purtroppo, questo processo di rimozione e negazione della verità potrebbe trasformarsi in un boomerang, in quanto costituisce la principale causa dei disturbi psicologici dell’individuo in età adulta. Infatti l’individuo può riconquistare la serenità e guarire dai suoi disturbi psicologici, se riesce sostanzialmente a rinunciare, in età adulta, a questi due meccanismi di difesa (rimozione e negazioen della verità), in modo da poter integrare la sua realtà infantile, nella coscienza dell’adulto. Questo obiettivo può essere raggiunto se l’individo inizia un viaggio emotivo, in grado di far emergere la consapevolezza del dolore percepito durante l’infanzia.

Per diversi individui amare qualcuno significa essere soddisfatti di ciò che si ottiene dall’altro, in quanto aderisce alle proprie aspettative. Ad esempio, un genitore che impone le sue esigenze ad un figlio invece di amare ciò che i figli sono nella realtà, crea ed ama un’immagine irreale dei suoi figli. In questi casi, i bisogni del genitore sono appagati, mentre quelli dei figli non lo sono in quanto inconsapevolmente non si sentono amati, perché percepisco che il genitore si preoccupa solo dei suoi bisogni. Questa incapacità del genitore non deriva da una sua cattiveria, ma è una conseguenza diretta del fatto che non è riuscito a sua volta, a risolvere il suo disagio infantile.

Conoscere la verità sulla propria infanzia consente di accedere alla Coscienza Infantile, al fine di aprirla alla realtà del momento presente, per evitare di restare prigionieri di quell’illusione che influenza, in modo inconsapevole, i pensieri, le emozioni e i comportamenti, facendo percepire nel presente quel dolore che il bambino che eravamo, aveva dovuto rimuovere o negare.

Il processo di rimozione e la negazione dei bisogni si traducono quindi in una scissione della coscienza, in cui una parte vede la realtà attraverso il bambino che è stato e l’altra attraverso ciò che siamo nel momento presente. Ciò significa che la percezione dei fatti è condizionata, da quale coscienza osserviamo la realtà, mentre il tipo di coscienza in cui ci troviamo è determinato da processi inconsapevoli. I fattori che determinano il passaggio dalla Coscienza Adulta alla Coscienza Infantile, sono generalmente persone, fatti o situazioni, che risvegliano sensazioni-emozioni rimosse, che riattivano infantili meccanismi di difesa, al fine di evitare che riemerga l’ancestrale disagio (ad esempio, il non essere stati compresi o amati dai propri genitori).

La rimozione consente quindi di nascondere alla coscienza determinati input sensoriali, tuttavia la mente registra queste verità pericolose ed in seguito spinge l’individuo a reagire senza che possa rendersi consapevole di ciò che sta accadendo, in quanto induce a reazioni e comportamenti che sfuggono al controllo cosciente. L’area del cervello che riveste un ruolo importante in questo processo è costituito dall’Amigdala che entra in gioco quando esistono intense emozioni associate alla paura. Immagazzina i ricordi di queste intense esperienze senza il bisogno di connettersi o di comunicare con la Neocorteccia, la parte del cervello che presiede al trattamento conscio e razionale dell’informazioni. L’amigdala è dunque in grado di immagazzinare le esperienze emotive di cui non abbiamo mai avuto una piena consapevolezza, contribuendo così alla rimozione e alla conseguente scissione della coscienza.

Diversi individui sono soli perché non sono stati educati dai genitori a stabilire relazioni affettive.

Le cose immateriali come l’amore, il rispetto, la comprensione, il calore emotivo, il senso della sicurezza, il contatto fisico (coccole, abbracci, carezze), la possibilità di rispecchiarsi nei genitori per dare un senso alle loro percezioni, ecc, sono indispensabili per le esigenze emotive e per il benessere psicologico del bambino; mentre gli abusi, le punizioni corporali, gli atteggiamenti egoistici dei genitori, ecc, possono compromettere lo sviluppo del cervello del bambino, in quanto strutturano network neuronali che determinano stili di comportamenti difficili da modificare nell’adulto che verrà. Infatti, ad esempio, la trascuratezza emotiva e l’assenza di continuità nelle relazioni, rende problematico la formazione delle relazioni fra il bambino e chi li circonda, predisponendolo alla violenza criminale.

Quando un genitore non riesce a comprendere le reali esigenze dei figli, quasi certamente ha rimosso durante l’infanzia il suo dolore infantile, per cui ritiene fondamentali solo i bisogni fisici, mentre trascura ed ignora totalmente le esigenze emotive del figlio.

La rimozione e la negazione della verità rimossa consentono al bambino di eliminare dalla coscienza ciò che potrebbe compromettere il suo benessere psicologico e il valore dell’accudimento, sostituendolo con una falsa verità.

La conoscenza di una verità emotiva, che rappresentava una minaccia per un bambino piccolo, per motivi diversi non lo è più per un adulto. Purtroppo la mente non è in grado di riconoscere questo dato di fatto, per cui il verificarsi di un evento simbolico che, inconsapevolmente rievoca il passato, commuta la mente dalla stato adulto (Coscienza Adulta) allo stato infantile (Coscienza Infantile) obbligandola ad usare gli antichi meccanismi di difesa.