Secondo Freud un processo psichico si attiva quando si crea una tensione che viene vissuata dall’individuo come spiacevole o dolorosa. Il fine del processo psichico è quello di annullare la tensione che causa il dolore, per produrre uno stato di quiete che rappresenta il piacere. Tuttavia, questo piacere non può dominare in modo incontrastato la vita dell’individuo, per effetto dell’esistenza del principio della realtà, che entra in gioco quando l’individuo avverte le istanze che minacciano la sua autoconservazione. In questo caso, il principio del piacere temporaneamente si sospende. Questi processi educano le pulsioni.

Tuttavia nella coazione a ripetere prodotta dal sintomo nevrotico, le pulsioni possono entrare in contrasto con il principio del piacere, in quanto portatori di disagio e dolore che l’individuo subisce passivamente, per effetto di un meccanismo che non è in grado di interrompere. Freud individua, che dietro questa coazione a ripetere, vi è una pulsione che opera al di là del principio del piacere, che tende a ripristinare un stato anteriore. Questa pulsione, che ha come scopo la conservazione, tende a riportare l’individuo ad uno stato ancestrale di quiete e di appagamento immediato, vissuto durante il periodi di fusione madre-figlio.

Il sintomo nevrotico ripetuto coattivamente può essere quindi portatore di libertà, a condizione che venga accolto come richiamo impellente per la decodifica del messaggio.

In altri termini, l’individuo identificandosi con il ruolo approvato dalla collettività e irrigidendosi in esso, non riesce ad integrare i bisogni interiori che dall’inconscio premono per essere accolti dalla coscienza. Nasce così il sintomo nevrotico, cioè una sorta di compromesso, che limita l’esistenza dell’individuo, in rigidi schemi di comportamento, impedendo di fatto qualsiasi forma di dialogo interiore da cui potrebbe scaturire l’evoluzione della personalità. Il sintomo nevrotico e la conseguente ripetizione coatta, sono il tentativo che l’inconscio pone in atto, affinchè l’individuo possa accogliere il malessere che il sintomo provoca e attraverso la consapevolezza, possa giungere alla realizzazione della propria libertà interiore.

Nello studiare le teorie di Freud, occore considerare che si sono sviluppate in un contesto culturale e sociale in cui erano dominanti, per descrivere le dinamiche psichiche, i rigidi modelli meccanici della fisica ottocentesca.

Inoltre è fondamentale, nello studiare le opere di Freud, seguire un rigoroso ordine cronologico dei suoi scritti, in quanto il suo pensiero subì diverse fondamentali revisioni. Ad esempio, nello sviluppare la Teoria degli Affetti, in una prima fase, in cui era dominante nel suo pensiero il concetto di Catarsi, l’affetto veniva assimilato ad una quantità di energia psichica, che denominò Investimento Pulsionale, per cui, nel promuovere il comportamento, l’affetto svolgeva un ruolo marginale. Successivamente, gli affetti vengono concepiti da Freud come un’alternativa al comportamento, in quanto funzionavano come valvole di sicurezza che ostacolavano la scarica degli investimenti pulsionali. In una terza fase (intorno al 1925), i sentimenti per Freud sono funzioni dell’Io e quindi non vengono più considerati valvole di sfogo, tuttavia la terapia psicoanalitica continuò ad esprimersi in termini di pulsioni e di livelli energetici.