Nel 1859 Briquet riteneva che vi fosse una relazione fra l’isteria e le esperienze traumatiche, fra cui la più frequente era quella relativa all’abuso sessuale. Questa idea fu ripresa da Freud nei suoi primi scritti sull’isteria del 1896, in cui attribuiva i sintomi fisici a traumi sessuali subiti nell’infanzia. Successivamente Freud abbandonò questa teoria quando scoprì che i racconti di seduzione infantile dei suoi pazienti, erano il prodotto di fantasie.

Freud nel costruire la sua teoria sullo sviluppo sessuale, definisce la sessualità infantile come polimorfa perversa. Quest'idea ha origine dal fatto che egli riteneva la sessualità adulta non una necessità naturale, ma un normale fenomeno culturale. Inoltre riteneva che il bambino fosse per natura orientato in senso narcisistico sul proprio corpo, con una grande capacità di godimento fisico, che solo successivamente veniva spostata sui genitali e subordinata alla procreazione imposta, non dal principio del piacere, ma da quello della realtà. Quindi, il lungo periodo dell'infanzia, con l'intensità delle cure materne che lo accompagnano, sono i principali responsabili dell’intensa fioritura della sessualità infantile, che viene ridimensionata dal principio di realtà, indotto dell'educazione e della cultura.

Il concetto di narcisismo primario è di particolare importanza per comprendere la concezione di Freud relativa ad oggetti e pulsioni. Il termine narcisismo appare per la prima volta in Freud nel 1909 per spiegare la scelta oggettuale degli omosessuali. Il termine era stato introdotto da Havelock Ellis nel 1897, con un preciso riferimento al mito di Narciso, per indicare un atteggiamento psicologico dell'amore verso l'immagine di se stessi. Secondo Freud esiste, fra la fase dell’autoerotismo e quella dell’amore oggettuale, una fase intermedia, caratterizzata da un forte narcisismo primario, cioè uno stadio evolutivo precoce durante il quale il bambino investe tutta la sua libido su se stesso, prima di rivolgerla verso altre persone. Durante questa fase l’appagamento è di tipo autoerotica e riferita ad un’immagine unificata del proprio corpo (il primo abbozzo dell’Io). Successivamnete Freud colloca questo narcisismo primario in una fase antecedente a qualsiasi costruzione dell’Io, senza alcuna relazione oggettuale, il cui archetipo è quello della vita intrauterina.

La teoria della sessualità, viene inserita da Freud, in uno schema generale del sistema psichico in cui, la Pulsione rappresenta lo stimolo endogeno, mentre la Libido costituisce l’energia della Pulsione Sessuale, per cui lo scopo dell’attività sessuale è quello di scaricare la libido.
Questa formulazione consentì a Freud di giustificare lo stretto legame che aveva ipotizzato fra i processi fisiologici e desideri psichici, su cui stava costruendo la sua teoria della sessualità. All’inizio, sulla base dei ricordi dei suoi pazienti, che durante l’analisi raccontavano episodi di seduzione avvenuti durante la loro infanzia, Freud attribuì a queste seduzioni, un ruolo determinante nell’eziologia delle nevrosi. Successivamente scoprì, che le traumatiche esperienze di sessualità infantile (o i ricordi di seduzione), erano in realtà ricostruzioni fantasiose. Questa scopertà gli rivelò anche una realtà psichica molto più complessa, dietro la quale si celava una intensa sessualità infantile. Quindi nel 1905, con la pubblicazione dei Tre saggi sulla teoria sessuale, Freud pubblicamente abbandona la Teoria della Seduzione basata sul Desiderio, sostituendola con la Teoria della Libido basata sulle Pulsioni, che definì come istinto con una origine, uno scopo e un oggetto attraverso il quale avveniva la scarica della libido.

Il modello dell’energia psichica formulato da Freud è un modello teorico, in quanto non derivò dal suo lavoro clinico con i pazienti, ma dallo studio del pensiero del filosofo Brucke, dello psichiatra Meynert, del medico Breuer, da Herbart, da Fechner e da Helmholtz. Questo modello fu un tentativo di concettualizzare i dati della psicologia, in termini analoghi a quelli della fisica e della chimica della seconda metà del diciannovesimo secolo.

I principali tratti del modello freudiano sono che, all’interno delle funzioni psichiche, occorre distinguere un qualcosa che ha proprietà di quantità (importo d’affetto, somma di eccitamento, ecc), che sono suscettibili ad aumentare, diminuire e scaricare. Inoltre Freud riteneva che l’apparato psichico fosse governato da due principi strettamente connessi, quello dell’inerzia e quello della costanza. In base al primo, l’apparato psichico tende a mantenere al livello più basso possibile la quantità di eccitazione presente, mentre con il secondo tende a mantenerlo costante.
Il principio di inerzia era ritenuto primario da Freud, in quanto governa il sistema somatico, quando riceve stimolazioni di origine esterna; questa scarica rappresenta la funzione primaria del sistema nervoso. Il principio di costanza era considerato da Freud secondario, in quanto l’elaborazione necessaria per consentire al sistema di far fronte alla stimolazione di origine interna somatica.

Secondo Freud, diversamente dall’istinto che è un comportamento predeterminato caratteristico della specie e fissato dalle leggi dell’ereditarietà, la pulsione è una caratteristica psichica in grado di produrre uno stato di eccitazione che spinge l'organismo all'attività. Nasce da fonti di stimolazioni interne, da cui l’individuo non può sottrarsi.

E’ quindi un concetto che si pone al limite tra lo psichico e il somatico.

Nel modello omeostatico della motivazione, Freud utilizzò il concetto della pulsione, per spiegare sia le dinamiche dell’inconscio, sia gli stati fisiologici fondamentali dell’organismo, identificando due pulsioni di base, la prima associata alla sopravvivenza e alla sessualità, la seconda alla morte e alla distruttività.
La pulsione è secondo Freud soprattutto sessuale, in cui gli elementi costitutivi sono:

  • la carica energetica o fattore quantitativo
  • la fonte, la cui origine è interna e definita come zona erogena o processo somatico che viene percepito come eccitazione
  • la meta, cioè l’attività a cui spinge la pulsione, il cui fine è di risolvere la tensione interna mediante il soddisfacimento
  • l’oggetto, che può essere una persona, un oggetto reale o fantasmatico, mediante il quale la pulsione raggiunge la sua meta.

Freud, dimostrando che l’oggetto della sessualità veniva scelto nella forma genitale definitiva, al termine di una complessa fase di evoluzione che non era solo biologica, ma anche funzione della storia personale del soggetto, contribuì a demolire l’idea che la pulsione sessuale fosse esclusivamente correlata con l’apparato genitale.

La nuova teoria ipotizzava che le cause delle nevrosi non erano da ricercare nei traumi subiti, ma in attività e desideri del bambino, relativi alla pulsione sessuale. Quindi, Freud escluse il trauma come evento reale, ma nel riaffermare il ruolo della sessualità, introdusse l’ipotesi di una Sessualità Infantile e precisò meglio i collegamenti fra sessualità, fantasia e nevrosi.

Prima di Freud, già Ellins aveva affermato, contrariamente alla concezione vittoriana del bambino innocente, che i comportamenti sessuali, durante il periodo dell’infanzia, erano da considerare normali. Freud si spinse oltre, in quanto abolì le frontiere fra normalità e perversione, fra sessualità dell’adulto e innocenza del bambino. Infatti, secondo Freud, la sessualità non si manifesta con la pubertà, ma inizia con la nascita. E’ una sessualità non finalizzata alla riproduzione, che trae la sua ragione di essere nella ricerca del piacere, come attività connessa al soddifacimento di bisogni vitali, provocati dalla stimolazione di specifiche parti del corpo.

Secondo Freud la pulsione è una spinta biologica che sollecita un’attività psichica caratterizzata da un eccitamento proveniente da specifiche aree del corpo denominate Zone Erogene, da una energia della pulsione sessuale denominata libido e da una sensazione di piacere liberata dalla libido. La ricerca del piacere nasce dal soddifacimento di bisogni vitali. I fondamenti, della teoria sessuale di Freud si basano quindi sul concetto di zona erogena e su una organizzazione di sviluppo sessuale, suddivisa per fasi:

  • Fase Orale (primo anno di vita), in cui la zona erogena dominante è la bocca. Il succhiare non è solo un bisogno fisiologico necessario per sopravvivere, ma costituisce anche un piacere.
  • Fase sadico-anale (secondo anno di vita), in cui la zona erogena dominante è l’ano. Alla funzione fisiologica dell’evacuazione vi è associata il piacere del trattenere-rilasciare.
  • Fase fallico-edipica (dai tre ai cinque anni di vita), in cui le zone erogene dominanti sono i genitali. Durante questa fase il bambino acquista la consapevolezza dei propri genitali e scopre le differenze sessuali. La madre è per i bambini il loro oggetto d’amore incestuoso. Il desiderio erotico per la madre, suscita nel bambino la paura per il padre. E’ questa la fase in cui è attivo il complesso dei Edipo
  • Fase di latenza (dai cinque agli undici anni di vita), durante questo periodo, si attenua la pulsione sessuale, inizia un periodo durante il quale le pulsioni sessuali vengono rimosse e viene risolto il complesso di Edipo. Si formano le difese dell’Io, grazie alle quali gli istinti vengono asserviti alle attività socialmente approvate.
  • Dopo la Pubertà, le pulsioni (orali, anali, ecc) si integrano e vengono subordinate all’erotismo genitale adulto, come piacere preliminare a quello dell’orgasmo genitale.
  • Con la Pubertà si giunge allo stadio genitale, in cui si verifica uno spostamento dall’autoerotismo

Quindi, ogni fase libidica è caratterizzata dalla dominanza di una specifica zona erogena corrispondente ad una funzione vitale che fornisce alle pulsioni sessuali una fonte organica, una meta e un oggetto. Ad esempio, il piacere che il bambino prova nel succhiare il seno è inizialmente asssociato al soddisfacimento del bisogno del cibo, successivamente, il desiderio di ripetere l’esperienza di piacere si separa dalla componente nutrizionale.

Secondo Freud, la predisposizione alla nevrosi, deriva dalla difficoltà dell’organizzazione pulsionale di progredire attraverso le fasi dello sviluppo sessuale, per cui una considerevole quantità di libido sessuale rimane bloccata a determinati livelli di sviluppo. Freud denominò questo arresto, Fissazione della Pulsione. Inoltre, indicò nella Regressione, la tendenza dell’individuo a ritornare in precedenti modi di soddisfacimento, in altri termini costituisce un meccanismo di difesa che consiste nel ritorno inconscio ad oggetti e modi di gratificazione, in cui l’individuo è rimasto fissato.

Nella teoria di Freud, i concetti di Fissazzione e di Regressione, divennero fondamentali per spiegare l’etiologia delle nevrosi. Con la teoria della sessualità, i concetti di pulsione (inteso come stimolo endogeno) e quello di libido (inteso come energia della pulsione sessuale), vennero inseriti nello schema generale del sistema psichico.

La teoria pulsionale di Freud, la preminenza del soddisfacimento pulsionale e il concetto di narcisismo primario sono stati profondamente modificati dalla successiva ricerca psicoanalitica. Inoltre le idee espresse dai teorici delle relazioni oggettuali, rappresentano un notevole progresso rispetto alle teorizzazioni di Freud.