Per comprendere le emozioni e come influenzano l’attività della mente, è indispensabile conoscere i rapporti che esistono tra coscienza ed emozioni e come la coscienza emerge dal cervello.

Può accadere che un’emozione isolandosi, possa essere trattenuta per lungo tempo, in una parte del corpo, alterando così il suo stato funzionale, che si manifesta sotto forma di sintomo fisico cronico. In questi casi l’energia trattenuta dai tessuti ha una natura psico-emozionale, una sorta di memoria somatica di stati emozionali pregressi.
Ciò significa che, alla base dei sintomi somatici non vi sono gli eventi, ma le emozioni non-mentalizzate, quindi non è un ricordo inconscio di un trauma, ma una traccia mnestica fortemente impregnata, di percezioni sensoriali e fisiche.

L’individuo quindi non è vittima dei suoi geni, anche se lo determinano.

Ciò significa che Noi siamo responsabili di ciò che siamo, anche per ciò che riguarda il nostro corpo, in quanto non è l’equazione gene-proteina che determina il nostro destino, ma sono i nostri pensieri, soprattutto quelli subconsci, che determinano ciò che siamo. Sono le emozioni che viviamo, che regolano i miliardi di cellule che cooperano affinchè l’organismo funzioni correttamente.

L’individuo ha il potere di condizionare il proprio destino, in quanto possiede tutte le potenzialità per sviluppare un’esistenza sana, serena e gratificante.

Nel secolo scorso, le emozioni erano ritenute soggettive, fuggevoli e antagoniste della ragione.

Le neuroscienze invece hanno dimostrato che le emozioni sono la base neuronale della mente, un complesso meccanismo di risposte chimiche e neuronali, che concorrono alla regolazione omeostatica, al fine di assistere l’organismo nella sua conservazione. Inoltre costituiscono una parte integrante dei processi di decisione e del ragionamento. In un certo senso possono essere considerate una configurazione innata dell’individuo, la cui espressione viene alterata dalla cultura e dall’apprendimento, anche se restano comunque processi determinati a livello biologico, che dipendono da dispositivi cerebrali innati, che partendo dal Tronco Encefalico, risalgono verso la parte superiore del cervello. Questi dispositivi, regolano e rappresentano gli stati del corpo ed influenzano le modalità funzionali di diverse aree neuronali. L’insieme di questi cambiamenti determinano il substrato delle configurazioni neuronali, che si manifestano a livello cosciente sotto forma di sentimenti ed emozioni.

In quale rapporto sono le emozioni e la coscienza

Secondo Damasio, le emozioni di fondo sopravvivono alla malattia neurologica, mentre si compromettono solo quando si altera la Coscienza Nucleare, cioè quella che fornisce all’organismo il senso di sé nel momento presente (cioè, qui ed ora), che nulla può dirci del futuro e l’unico passato che possiede è quello relativo a ciò che è appena accaduto. Quindi, le emozioni e la coscienza nucleare, tendono ad essere strettamente associate, in quanto entrambe presenti oppure assenti. Inoltre richiedono in gran parte, i medesimi substrati neurali, per cui una disfunzione in una posizione importante, compromette entrambi i tipi di processi.

Le categorie operazionali della coscienza si suddividono in funzioni elementari quali ad esempio la vigilanza, l’attenzione, la percezione, l’orientamento e in funzioni superiori, quali ad esempio l’ideazione, la memoria, l’affettività, la comunicazione. Ciò significa che la coscienza non è un oggetto, ma un processo che può essere indagato.
Spostare l’attenzione dall’indagine sui processi inconsci verso la comprensione del momento presente, della coscienza e degli stili di comportamento può accelerare la comprensione dei processi inconsapevoli della mente.

L’assenza delle emozioni indica che sono stati compromessi importanti meccanismi di regolazione del corpo. Inoltre, essendo la coscienza nucleare, da un punto di vista funzionale, vicina ai meccanismi che subiscono la disgregazione, le sue funzionalità si compromettono insieme a loro. Le alterazioni del livello della coscienza sono:

  • Ottundimento, riduzione progressiva della vivacità intellettiva e sensoriale
  • Annebbiamento, perdita temporanea delle capacità sensoriali e intellettuali
  • Torpore, diminuzione della sensibilità e della prontezza dei riflessi
  • Sopore, stato intermedio tra sonno e veglia, durante il quale le funzioni della coscienza sono parzialmente sospese.
  • Sonno, cessazione temporanea, spontanea e periodica delle attività psichiche superiore; è caratterizzato dalla perdita della conoscenza del mondo esterno, dall'abolizione più o meno completa delle funzioni dei centri nervosi e dal rallentamento delle funzioni della vita organica.
  • Coma, stato vegetativo, con perdita totale della coscienza, della sensibilità e della motilità

Esiste un limite tra ciò che è psicologico e ciò che è somatico?

Gli stati dissociativi, cioè la perdita della normale aggregazione e integrazione tra memoria, consapevolezza della propria identità, percezione dell’ambiente, controllo dei movimenti e sensazioni, si riferiscono ad una mancanza di integrazione dei processi psicologici e somatici. Studi recenti sostengono che la causa delle dissociazioni sono dovute a traumi infantili, in cui la dissociazione somatoforme è associata a traumi fisici, mentre la dissociazione psicologica è associata a traumi senza contatto (cioè, disturbi della coscienza, memoria e identità).

La dissociazione somatoforme costituisce un tipo di risposta adattativa psicofisiologica al trauma, quando viene vissuto come una minaccia fisica incomprensibile, alla quale non si è in grado di dare una spiegazione razionale, mentre nella dissociazione psicologica, sono le intense emozioni, che accompagnano le esperienze estreme, a renderle traumatiche, in quanto dissociano i ricordi dell’esperienza traumatica dalla coscienza e le memorizzano come immagini visive e sensazioni somatiche. Queste intense emozioni interferiscono anche con il funzionamento dell’ippocampo e di conseguenza con l’integrazione delle esperienze ad esse associate, negli schemi di memoria esistenti, per cui questi ricordi vengono organizzati ad un livello sensomotorio attivo. Ciò consente di spiegare l’emergere di sintomi somatici, incubi o episodi di riattualizzazione comportamentale.

I ricordi delle esperienze traumatiche vengono generalmente richiamati da circostanze che somigliano a quelle dell’evento traumatico originale, in grado di provocare la produzione di noradrenalina e un aumento anormale della frequenza cardiaca. Queste risposte neurobiologiche ad un evento traumatico provocano modificazioni permanenti della trasmissione sinaptica, nel tronco cerebrale e nelle aree limbiche e corticali del cervello. Queste modificazioni hanno un effetto negativo sull’apprendimento, l’estinzione e la discriminazione dello stimolo.

La dissociazione psicologica (assenza di integrazione dei processi psicologici e somatici) costituisce un meccanismo di difesa contro i ricordi emotivi che causano dolori, mentre i sintomi somatici sono manifestazioni dirette delle emozioni e delle sensazioni associate agli eventi traumatici.

In altri termini, le emozioni intense associate ad un trauma, possono interferire con l’elaborazione cognitiva dell’esperienza. A seguito di ciò, gli affetti vengono codificati ad un livello sensomotorio piuttosto che in una modalità semantica e linguistica, impedendo così all’individuo di stabilire un collegamento cosciente fra i sintomi somatici e l’esperienza traumatica originaria. Quindi i ricordi dell’esperienza traumatica e gli affetti ad essa associati risultano essere imprigionati, secondo una modalità basata sulle sensazioni e ripetuti compulsivamente mediante comportamenti anormali, sintomi o preoccupazioni ipocondriache.

Il ruolo dell’Amigdala e della Corteccia

L’Amigdala è l’area del cervello in cui avviene l’elaborazione dell’esperienze e dei comportamenti che si manifestano nelle reazioni di paura condizionata. Il trasferimento delle informazioni, in questi casi, può seguire un percorso sottocorticale (via rapida e breve) in cui l’informazione sensoriale dal Talamo arriva direttamente all’Amigdala, la reazione alla paura è immediata e si attiva in risposta a semplici stimoli; oppure può seguire la via corticale (via lenta e più lunga), in cui l’informazione sensoriale dal Talamo viene inviata prima alla corteccia e quindi all’Ippocampo ed infine proiettata verso l’Amigdala. In questo caso la reazione alla paura viene esplicitata più lentamente e si attiva in risposta a stimoli più complessi. L’elaborazione corticale può inibire la reazione alla paura scatenata attraverso la via sottocorticale. Un aspetto interessante è che la corteccia uditiva, indispensabile nella consapevolezza conscia degli stimoli uditivi, non è necessaria nel condizionamento alla paura, in qaunto può avviene attraverso la via sottocorticale. Ciò significa che l’emozione può essere scatenata da situazioni di cui l’individuo non è consapevole. Inoltre, anche se le reazioni primarie di paura al trauma possono persistere nel tempo, la consapevolezza conscia può aiutare ad attenuare la risposta alla paura.

Il ruolo dell’Ippocampo

L’Ippocampo oltre a contribuire alla memorizzazione delle informazioni sensoriali, svolge un ruolo fondamentale nella memorizzazione a lungo termine delle informazioni spaziali e sulla posizione contestuale, al fine di evitare il pericolo. Ciò significa che i suggerimenti spaziali attivano la paura, quando l’individuo si ritrova nel medesimo luogo in cui si è verificato l’evento traumatico. L’Ippocampo regola anche lo stato di attivazione emozionale, in quanto contribuisce alla regolazione del cortisolo.

Gli eventi traumatici innalzano il livello del cortisolo che danneggia le cellule ippocampali.

La diminuzione dell’attività ippocampale può produrre una carenza nella regolazione del cortisolo e quindi un deterioramento della memoria nelle situazioni traumatiche, mentre l’attività dell’amigdala aumenta durante lo stato di attivazione emozionale. Ciò significa che lo stress frena la memoria conscia esplicita di un’esperienza traumatica e può accrescere la memoria emozionale inconscia di quell’esperienza.

Il ruolo della Corteccia Prefrontale

La corteccia prefrontale, nella sua funzione di memoria di lavoro, anticipa la conseguenza di varie opzioni di risposta e considera ciò che potrebbe accadere se la strategia da adottare dovesse fallire. Ciò può essere fonte di preoccupazione che potrebbe tradursi in ansia. E’ questo il prezzo che paghiamo come individui, all’abilità del pensare e dell’anticipare l’elaborazione del pericolo.

La risposta alla paura è geneticamente programmata, ma dipende anche dai fattori cognitivi.

Da quanto detto si può facilmente dedurre che la risposta alla paura è geneticamente programmata nel cervello. Infatti, quando la mente percepisce una situazione di pericolo, invia attraverso le vie del sistema nervoso autonomo, messaggi ai diversi organi al fine di adattarli alla situazione. Tuttavia, gli individui reagiscono in modo diverso ai medesimi segnali di pericolo. Questo diverso modo di avvertire il pericolo e di rispondere alla paura, dipendono sia da una diversità genetica, sia dal modo di come l’individuo è stato accudito, dall’alimentazione e dall’educazione. Ciò significa che i geni forniscono la materia con cui viene costruito il sistema nervoso, mentre la risposta dipende da fattori sociali e quindi cognitivi.

Il ruolo dell’Amigdala e della Corteccia

L’Amigdala, da cui dipendono le passioni, è il luogo in cui si accumulano le preferenze e le avversioni acquisite durante l’esistenza, è quindi il depositario del significato personale degli eventi, è l’archivio della memoria emozionale, è la sentinella psicologica che esamina gli eventi emozionali, invia i messaggi alle altre aree del cervello e stimola la secrezione degli opportuni ormoni. La sua estesa rete di connessioni neuronali consente di sequestrare diverse aree del cervello, compresa la mente razionale, al fine di imporre i suoi comandi imperativi. Ciò significa che l’apprendimento emotivo può avvenire senza il coinvolgimento della mente razionale.
L’Amigdala è l’area del cervello in cui avviene l’elaborazione dell’esperienze e dei comportamenti che si manifestano nelle reazioni di paura condizionata. Il trasferimento delle informazioni può seguire un percorso sottocorticale, rapido e breve, in cui le informazioni sensoriali dal Talamo arriva direttamente all’Amigdala, la reazione alla paura è immediata e si attiva in risposta a semplici stimoli; oppure può seguire il percorso corticale, lento e lungo, in cui l’informazione sensoriale dal Talamo viene prima inviata alla corteccia e quindi all’Ippocampo ed infine proiettata verso l’Amigdala. In questo caso la reazione alla paura viene esplicitata più lentamente e si attiva in risposta a stimoli più complessi.
Il percorso diretto Talamo-Amigdala è quindi la via per un’elaborazione veloce, anche se imprecisa, una reazione immediata alla paura. Consente di rispondere a stimoli semplici, ma potenzialmente pericolosi, prima di individuare cosa sia effettivamente. E’ il percorso seguito dalle risposte emotive che non comprendiamo, in quanto scatenate indipendentemente dal pensiero razionale.
L’elaborazione corticale può inibire la reazione alla paura scatenata attraverso la via sottocorticale. Un aspetto interessante è che la corteccia uditiva, indispensabile nella consapevolezza conscia degli stimoli uditivi, non è necessaria nel condizionamento alla paura, in quanto può avvenire attraverso la via sottocorticale. Ciò significa che una emozione può essere scatenata da situazioni di cui l’individuo non è consapevole. Inoltre, anche se le reazioni primarie di paura al trauma possono persistere nel tempo, la consapevolezza conscia può aiutare ad attenuare la risposta alla paura.

L’Ippocampo interviene nelle risposte di condizionamento alla paura rispetto al contesto

Quando un individuo subisce un trauma, ad esempio un’aggressione, oltre al condizionamento associato direttamente al trauma, subisce anche quello relativo al contesto, che non è costituito da un singolo stimolo, ma da un insieme di informazioni (ad esempio il luogo in cui si è verificato l’aggressione, i suoni, ecc). L’Ippocampo interviene, al fine di creare una rappresentazione del contesto in cui sono collocati i ricordi. E’ il contesto che rende autobiografici i ricordi, che li situa nello spazio e nel tempo. Tuttavia con il trascorrere del tempo, l’ippocampo abbandona il controllo dei ricordi alla corteccia, dove perdurano fino a quando vi è memoria di quel particolare ricordo.

L’Ippocampo svolge quindi un ruolo di critica nella memorizzazione dei nuovi ricordi, ma non costituisce l’area di memoria in cui vengono memorizzati, tuttavia ci consente di ricordare i fatti minacciosi e cruenti vissuti durante il trauma, con chi eravamo e cosa facevamo, mentre l’Amigdala è responsabile delle reazioni di paura, come ad esempio il rilascio degli ormoni e delle diverse risposte fisiologiche, l’aumento della frequenza cardiaca, la tensione muscolare, ecc.

I ricordi associati alla memoria implicita (inconscia) relativi alle risposte di paura condizionata non si attenuano con il trascorrere del tempo, mentre quelli relativi alla memoria esplicita (cosciente), con il trascorrere del tempo diventano vaghi e imprecisi.

Vi è un altro aspetto importante da considerare che è rappresentato dall’Adrenalina

Quando l’Amigdala rileva una situazione di pericolo, attiva il sistema nervoso autonomo, che stimola le ghiandole surrenali a rilasciare Adrenaliana nel sangue, che in modo indiretto influenza il cervello e in modo particolare il sistema di memoria situato nel Lobo Temporale, condizionando così la formazione dei ricordi. Inoltre l’effetto dell’Adrenalina comporta un aumento della circolazione del sangue nei muscoli scheletrici, al fine di consentire l’espressione di una maggiore energia e quindi una riduzione del flusso di sangue nella parte anteriore della corteccia cerebrale (in cui vi è la sede del pensiero cosciente) che è costretta a ridurre le sue attività. Conseguenza di ciò è che le aree più antiche del cervello, acquisiscono il controllo. In questo modo le decisioni non vengono più prese dalla mente razionale ma dal sistema istintivo e cioè a livello inconscio.

Come avviene l’estinzione di una risposta alla paura condizionata?

Il maggior numero di informazioni sensoriali provenienti dal Talamo non sono dirette all’Amigdala, ma alle diverse aree della neocorteccia associate alla ricezione e alla comprensione di ciò che viene percepito. Se il risultato di questa elaborazione ritiene necessario una risposta di tipo emozionale, i Lobi Prefrontali la promuovono, con la collaborazione dell’Amigdala e dei relativi circuiti neuronali ad essa collegati. Questo analisi critica nella risposta emozionale, è normalmente attiva durante le attività della mente, ma quando esplode una emozione i Lobi Prefrontali, promuovono la reazione che ritengono più idonea sulla base del rischio/beneficio (attaccare, fuga, persuadere, essere spavaldi, ecc).

Quindi, la Corteccia Prefrontale possiede la capacità di attenuare l’arroganza dell’Amigdala, in modo da controllare il cervello emotivo, al fine di poter gestire meglio le situazioni, ma non è in grado di cancellare i ricordi memorizzati nell’amigdala, può solo impedirne la loro espressione. Quindi le tecniche terapiche, psicoanalisi e terapia comportamentale, non potendo eliminare i ricordi impliciti associati ai disturbi ansiosi, cercano di potenziare le reti neuronali che controllano l’Amigdala, seguendo tuttavia due diversi percorsi neuronali.
La psicoanalisi, focalizza l’attenzione sulla valutazione e sull’introspezione cosciente, per cui cerca di controllare l’amigdala, sia attraverso il sistema di memoria situato nel Lobo Temporale, sia mediante le diverse aree corticali associate alla coscienza, mentre la Terapia Comportamentale cerca di ottenere l’estinzione dei sintomi, mediante una forma di apprendimento inconscio, attraverso il circuito Corteccia Prefrontale-Amigdala.

Come può la Corteccia Prefrontale dominare le emozioni?

I sentimenti sono di importanza fondamentale per le attività della mente, in quanto consento di orientare l’individuo, mentre l’apprendimento emozionale, mediante l’invio di segnali, delimita le scelte decisionali. Ciò significa che nel ragionamento vengono coinvolti sia il cervello emozionale che propone l’azione da eseguire, sia il cervello razionale che dispone per l’attuazione del comportamento.
Quindi, il modo più efficace, per dominare le emozioni, è quello di attenuare i segnali inviati dal sistema limbico e dell’Amigdala, mediante l’accentuazione del processo di valutazione, prima dell’agire; in un certo senso, questa attività può essere paragonata ad un processo educativo. Sembra che la capacità di spegnere le emozioni negative (ad esclusione di quelle più violenti) sia localizzata nel Lobo Prefrontale sinistro, mentre nel Lobo Prefrontale destro vi è la sede dei sentimenti negativi come la paura e l’aggressività, quindi compito del Lobo Prefrontale sinistro è anche quello di inibire il Lobo Prefrontale destro.