Non è casuale che la parola isterismo deriva dal greco hysteron, cioè utero.

Ippocrate riteneva che l’isteria fosse un’anomalia esclusivamente femminile, causata da un cattivo funzionamento dell’utero.
Nel medioevo l’isteria non era neppure considerata una malattia, per cui veniva trattata con pratiche esclusivamente esorcistiche, in quanto gli esorcisti erano ritenuti gli unici in grado di parlare con il demone che albergava nel corpo dell’ossesso.

Secondo la visione della Chiesa gli isterici erano posseduti dal demonio, perché non riconoscevano la sovranità di Maria Vergine. Per questo motivo, l’unica cura possibile per gli ossessi, era il rogo.

Solo nell’ottocento, si cercò una nuova interpretazione dell’isteria, tuttavia a causa dell’assenza di lesioni organiche, alcuni attribuirono i sintomi alla suggestione o alla simulazione, mentre altri la elevarono al rango di malattia. Quindi, abbandonarono le teorie uterine dell’isteria, pur conservando l’idea che in qualche modo fosse legata alla sessualità.

CharcotUno dei medici più influenti di quel periodo, Charcot neurologo e professore di anatomia patologica alla Salpètriere di Parigi, riteneva che l’isteria non fosse una malattia tipicamente femminile, in quanto presente anche in diversi uomini. Inoltre Charcot aveva iniziato a curare le malattie nervose non su un piano fisiologico, ma da un punto di vista psicologico. Quindi, nel tentativo di perfezionare una terapia in grado di guarire i sintomi, Charcot, dotato di eccezionali capacità ipnotiche, aveva iniziato ad applicare l’ipnosi ai suoi pazienti.
Con la terapia ipnotica i pazienti, nel rievocare gli episodi traumatici che erano all’origine dell’isteria, acquisivano coscienza e diversi di loro guarirono dalle manifestazioni isteriche. Ciò significava che i sintomi avevano una origine psicogena e che potevano essere curati ed eliminati esclusivamente per mezzo del pensiero.

In quel periodo (1885) un giovane medico di nome Freud, vinse una borsa di studi di sei mesi da trascorrere presso il reparto neurologico di Charcot. La pratica nella scuola parigina risveglia l’interesse di Freud per le neuropatie, in quanto la cura dei sintomi isterici mediante ipnosi, anche se era ancora in fase di sperimentazione, apparve al giovane medico particolarmente suggestiva e appassionante. Tuttavia, l’aspetto più interessante dell’insegnamento di Charcot, fu il suo modo di lavorare, che consisteva nell’osservare più volte i fatti, fino a quando non gli parlavano.

Al termine del periodo trascorso a Parigi (febbraio 1886), Freud ritorna a Vienna e ristabilì i contatti con Josef Breuer, un neurologo più anziano, conosciuto durante il periodo dell’università. Breuer riteneva che nel sistema nervoso vi fosse una forma di energia (Tensione Nervosa), che tendeva a mantenersi in equilibrio. Questa energia poteva essere alterata da disturbi di origine psicologica. La terapia, mediante la pratica dell’ipnosi, poteva ristabilire quel naturale equilibrio.
L’amicizia con Breuer fu di grande aiuto per il giovane Freud, specialmente durante il periodo iniziale della sua attività professionale, in quanto fu coinvolto da Breuer nella sua ricerca di perfezionamento della terapia dei sintomi isterici, mediante ipnosi. Insieme pubblicarono un saggio in cui affermavano che all’origine dell’isteria vi fosse il ricordo di un trauma psichico respinto dalla coscienza, contrariamente a Charcot che riteneva che all’origine dell’isteria vi fosse il trauma psichico.
Breuer e Freud ritenevano quindi che all’origine del sintomo isterico vi fosse un trauma dimenticato, tuttavia Breuer credeva che la causa dell’oblio fosse da imputare allo stato ipnoide tipico dell’isteria, per cui quando il paziente ritornava allo stato di coscienza normale, non poteva ricordarlo, mentre Freud riteneva che l’oblio e l’assenza della carica emotiva ad esso legata, fosse dovuta alla sua natura spiacevole e dolorosa che determinava così la sua esclusione dall’Io cosciente. La dimenticanza quindi era dovuta ad un meccanismo di difesa.

All’inizio Freud applicò l’ipnosi nella cura dell’isteria, una pratica che consisteva nel far sfogare verbalmente e fisicamente la carica emotiva repressa, al fine di impedire che l’energia psichica potesse trasformarsi in sintomi isterici. I risultati ottenuti furono molto modesti, forse per le scarsissime capacità ipnotiche di Freud, forse questo insuccesso gli fece intuire che il paziente, per effetto dello stato di trance, non poteva elaborare le proprie esperienze, per cui i sintomi sparivano anche in breve tempo, ma la causa che li aveva scatenati non veniva eliminata.
Quindi, la terapia ipnotica non rappresentava una soluzione sia perchè era alto il pericolo che si instaurasse un rapporto di dipendenza fra il paziente e il suo medico, sia perchè la guarigione era illusoria in quanto cessava con la fine dell'effetto dell'ipnosi. 

La causa era la malattia stessa che non curata, si ripresentava con sintomi diversi.

Ciò convinse Freud che dietro i sintomi manifesti vi fossero dei segreti. Inoltre aveva dedotto dall’esperienza che, in diversi casi il successo terapeutico dipendeva dalla personale relazione tra medico e paziente, che aveva una base erotica più o meno consapevole. Questa convinzione si rafforzò con il trascorrere degli anni e lo porterà ad affermare che il transfert era una prova inconfutabile dell’origine sessuale delle nevrosi.