La visione consente di dare significato a ciò che si guarda e di localizzarlo nello spazio. Circa  l'85%  delle  informazioni che ci giungono dal  mondo esterno, vengono percepite dagli occhi ed elaborate dalla mente.  Ciò accade perché noi vediamo  con  la mente, mentre gli occhi percepiscono solo immagini. Ad esempio, quando dormiamo e sogniamo,  vediamo ad  occhi  chiusi, in quanto l’occhio al buio, richiede al cervello di produrre immagini fantasiose che si trasformano in percezioni fantastiche all’interno del cervello.

Ciò significa che è la mente che forma le immagini e le proietta verso l’esterno, in modo coerente con le nostre esperienze, emozioni e ricordi. Quindi, il significato dipende in minima parte dalla realtà percepita e in gran parte dall’immaginario, funzione fondamentale del nostro dare significato alla vita. Ciò significa che il mondo che ci circonda è individuale, anche se per convenzione attribuiamo lo stesso nome al medesimo oggetto.
Ad esempio, una persona può apparire aggressiva per alcuni e dolcissima per altri. Ciò accade perché diversa è stata la sua rappresentazione nella mente, in quanto la visione non registra tutti i dettagli, ma attua una selezione sulla base di una economia percettiva, che la obbliga a riconoscere gli elementi che risaltano con maggior evidenza. Ciò accade perché la percezione necessita di trasformarsi in comprensione, nel minor tempo possibile.
Quindi la nostra mente interpreta i dati selezionati dagli occhi, secondo schemi memorizzati nel tempo, al fine di attribuire a ciò che ci circonda, un senso coerente con le nostre convinzioni, mentre il pensiero formale, acquisito attraverso la cultura, tende ad inibire il modo genetico di elaborare del cervello, facendo ricorso alla fantasia. Quindi, l’utilizzo dell’immaginario inevitabilmente conduce allo sviluppo di un diverso livello di realtà, che possiamo chiamare Realtà Virtuale, in grado di favorire lo sviluppo dell’intuizione, della fantasia, della capacità di astrazione e della creatività operativa, nella dinamica della conoscenza.

Il cervello si sviluppa con l’apprendimento, seguendo due diverse modalità di integrazione, in quanto le aree cerebrali relative alla percezione sensoriale diretta e quelle relative all’immaginario sono diverse. Inoltre, al fine di garantire la continuità temporale fra passato, presente e futuro, la mente cerca di anticipare gli eventi in modo da poterci proiettare nel futuro, quasi in modo predittivo o veggente. Ad esempio, nei primi giorni di vita il bambino non vede, in quanto non possiede ancora una memoria percettiva che rende possibile il riconoscimento. Con il trascorrere dei giorni inizia a ricevere attraverso i sensi, le differenze di spazio e di tempo fra gli stati successivi degli eventi che costruiscono le tracce mnemoniche necessarie per poter dare significato alla percezione visiva di una informazione, che per se stessa non ha alcun significato, in quanto acquisita attraverso i sensi.

In altri termini, il cervello tende a categorizzare nella memoria a lungo termine, la sequenza degli stimoli sensoriali, suddividendoli in sensazioni, mentre per interpretare la dinamica degli eventi, tende a dare un significato predittivo, al fine di evitare quel gap temporale in grado di creare una scissione della coscienza fra passato, presente e futuro. Quindi, diversamente da come si riteneva in passato, gli occhi non creano una immagine impressa direttamente sulla retina, in quanto è un ricettore di un flusso di informazioni che vengono inviate ai due emisferi del cervello in modo da elaborare l’immaginario percettivo, al fine di generare logiche interpretative che, attraverso un processo di sintesi, costruiscono la realtà che ci circonda, in previsione delle nostre possibili interazioni con l’ambiente.

La funzione cerebrale è una intensa attività emotiva di piacere e dolore, memorizzata nel sistema libico (area centrale del cervello) e nella Ventral Tegmental Area. In queste due aree, un’alta concentrazione di dopamina, produce attenzione e tensione verso gli stimoli emotivi dell’ira, rabbia, frustrazione e tristezza, mentre il livello di integrazione di queste aree con quelle della corteccia cerebrale (ragione) e delle aree Talamiche (pulsioni e irrazionalità) possono produrre sensazioni di benessere, piacere e gratificazione. Queste sensazioni contrapposte, convergono nel Nucleo dell’Attenzione che agisce da sistema di regolazione ed equilibrio cerebrale, fra le sensazioni  piacevoli e quelle dolorose.
Quindi il  Nucleo dell’Attenzione, consente di organizzare gli equilibri tra il sistema limbico, la corteccia e le aree ancestrali del cervello, necessari per donare plasticità alla mente, per equilibrare le alterazioni delle diverse modalità del pensiero e per acuire la capacità della ragionevolezza.

Molto spesso il cervello, nel tentativo di dare senso a ciò che ci circonda, deve agire con rapidità, per cui è costretto a raccontarsi delle bugie o a fare delle ipotesi che possono indurre in errore, piuttosto che attendere, per ottenere una migliore risposta. Inoltre la memoria del passato è inaffidabile e i processi decisionali violavano sistematicamente diversi principi di razionalità, mentre la percezione del presente è selettiva, specie quando l’individuo cerca di proiettarsi nel futuro.

Le scorciatoie mentali sono molto comuni

Le informazioni sul mondo esterno, che giungono al cervello attraverso i sensi, costituiscono una quantità enorme di dati, di cui molti sono irrilevanti o inutili per le decisioni che dobbiamo prendere in un determinato istante, per cui il cervello le elimina. Ciò significa che percepiamo solo una parte di quanto ci accade, spesso l’individuo non si rende conto delle informazioni che perde. Nello svolgere queste funzioni il cervello, in alcune circostanze predilige la velocità, per cui interpreta gli eventi sulla base delle precedenti esperienze (cioè sulle intuizioni), mentre in altre occasione sceglie di seguire il pensiero logico, che per sua natura è molto più lento.

Quindi, se non si vuole che questi meccanismi avvengano in modo del tutto casuale, è importante educare il cervello affinché sappia scegliere quando è meglio utilizzare il pensiero razionale e quando è più opportuno scegliere una risposta immediata, anche se errata, ma tuttavia adeguata a risolvere quel particolare problema, in quanto, se non esistono precise indicazioni in grado di suggerire l’utilizzo della logica, il cervello predilige, nella maggior parte dei casi, una risposta intuitiva, anche se è errata, purchè alla mente appare sufficiente a risolvere quel particolare problema.
Questo modo di operare ha una motivazione evolutiva, in quanto nella vita di tutti i giorni, di solito non ci viene chiesto di risolvere problemi logici, mentre spesso dobbiamo esprimere valutazioni su persone o fatti che non conosciamo.
La tendenza ad attribuire alle persone un insieme di caratteristiche correlate, anche se non possediamo sufficienti informazioni, è la motivazione alla base di numerosi stereotipi e pregiudizi. Inoltre la memoria del passato spesso è inaffidabile, la percezione del presente è selettiva e la capacità di immaginare il futuro è spesso molto sospetta, per cui quando cerchiamo di proiettarci nel futuro, l’elaborazione nel presente tende ad inserire diversi particolari che possono essere poco realistici, tralasciando altri che potrebbero essere più importanti. Anche se spesso il cervello ci inganna, generalmente ci segnala quello che occorre sapere.

La parte sinistra del cervello contiene un interprete, il cui compito è di dare senso agli eventi, anche quando in realtà non capisce cosa sta accadendo.