Il nostro cervello è essenzialmente costituito da una struttura gerarchia che comprende tre principali unità: Sistema Omeostatico, Sistema Emotivo e Sistema Razionale.

Il Sistema Omeostatico è essenzialmente situato nel Tronco Encefalico, cioè nella parte filogeneticamente più antica del cervello. La sua funzione è di controllare e gestire, in modo autonomo, il funzionamento equilibrato di tutti i sistemi fisiologici, cioè la maggior parte delle funzioni vitali dell’organismo, quali ad esempio la pressione del sangue, la frequenza cardiaca e respiratoria, l’equilibrio posturale, ecc. Il suo funzionamento è silenzioso, nel senso che l’individuo è assolutamente inconsapevole della sua attività; infatti quando l’equilibrio dei sistemi fisiologici subisce delle perturbazioni che possono compromettere l’integrità dell’organismo, questa unità del cervello assume il controllo assoluto delle operazioni, al fine di guidare l’intero organismo a ripristinare l’equilibrio omeostatico (cioè, funzionamento equilibrato dei sistemi fisiologici).

Il Sistema Emotivo, è situato nella parte centrale del cervello. Comprende i diversi sistemi neuronali che generalmente sono raggruppati sotto il nome artificioso di Sistema Limbico. La sua funzione è di regolare l’espressione delle emozioni, cioè di coordinare le risposte fisiche, umorali e comportamentali delle reazioni emotive dell’individuo. Svolge molte delle sue funzioni in automatico, con un alto livello di autonomia, nel senso che non è condizionato dalla consapevolezza e dalla razionalità dell’individuo. Anche le emozioni svolgono una funzione di regolazione omeostatica, al fine di assicurare l’integrità dell’individuo. Per questo motivo possono assumere il comando assoluto delle operazioni, rispetto al sistema razionale, quando si creano le condizioni che possono compromettere l’integrità dell’individuo.

Il Sistema Razionale di più recente formazione è costituito principalmente dalla Corteccia Prefrontale, che presenta diffuse connessioni con il reso del cervello e si basa sulla memoria di lavoro. La sua principale funzione è di dirigere il comportamento, di proteggere dalle distrazioni e di impedire le reazioni inadeguate, al fine di consentire all’individuo di agire secondo una precisa strategia, piuttosto che reagire alle semplici contingenze dell’ambiente. Inoltre, le cellule della corteccia prefrontale, mantengono le informazioni che il cervello utilizza, per strutturare il comportamento.

Le strutture cerebrali, da cui dipendono le nostre capacità e comportamenti, non sono la concretizzazione di un perfetto progetto ideato da un super architetto divino, ma il risultato di un lungo e casuale processo evolutivo, costituito da diversi sistemi neuronali che condizionano l’interazione fra cognizione ed emozioni, in cui i principali sono: i Lobi Prefrontali, il Tronco Encefalico, l’Amigdala e l’Ippocampo.

Il Tronco Encefalico, è la struttura anatomica di collegamento tra il Midollo Spinale e la Corteccia Cerebrale. Costituisce il nucleo più interno, è la parte più primitiva ed estremamente rigida del nostro cervello. La sua principale funzione è di gestire le attività fisiologiche, i ritmi della vita, gli stati di emergenza (rabbia, ansia, depressione), i battiti del cuore e del respiro, i movimenti corporei, le impressioni sensoriali e i bisogni primari (fame, sonno, desiderio sessuale) necessari per l’istinto di sopravvivenza dell’Io.
Il Tronco Encefalico non è solo una struttura sensoriale, ma costituisce anche la sorgente della nostra coscienza (o consapevolezza); inoltre consente di percepire le emozioni sulla base dell’attribuzione di valori, al fine di guidare le azioni mediante comportamenti istintivi, che sono espressioni delle emozioni e che non prevedono la capacità di inibirsi, cioè la possibilità di non compiere l’azione per cui sono stati sollecitati. Questa caratteristica è utile nei casi in cui è indispensabile prendere decisioni in modo estremamente rapido, cioè senza doverle pensare.
Ciò significa che questo Sistema Neuronale è completamente autonomo, per cui lo sviluppo di un sistema di interferenza di più alto livello, poteva svilupparsi solo sulla base di meccanismi inibitori. Questi meccanismi inibitori sono localizzati nei Lobi Prefrontali, sede in cui vi è l’essenza dell’essere umano. Infatti, l’azione dei Lobi Prefrontali consente di controllare, sia gli istinti primitivi ereditati, sia quelli acquisiti su base emozionale. In altri termini, anche se a volte è indispensabile prendere decisioni in modo rapido e istintivo, in diversi casi è meglio ritardare le decisioni, al fine di sottoporle alla verifica di una ulteriore facoltà basata sull’agire immaginario (cioè, provare un’azione senza eseguirla), che in questo caso è costituito dal pensiero.

I Lobi Prefrontali, sede della personalità e del pensiero cosciente, sono una sovrastruttura che regolano il cervello nella sua totalità, cioè governano e dirigono il comportamento. Prevalentemente maturano intorno all’età di due e cinque anni, ma il loro sviluppo continua, anche se lentamente, per i primi 20 anni di vita. L’operatività di questa struttura cerebrale è letteralmente plasmata da ciò che i genitori fanno e da ciò che dicono, attraverso un meccanismo neuronale, simile a quello dei Neuroni Specchio, che può essere sintetizzato con la seguente frase: ciò che il bambino vede è ciò che il bambino fa.
Infatti, i bambini internalizzano ciò che i genitori dicono mediante un meccanismo che trasforma le proibizioni in inibizioni, in quanto il linguaggio costituisce uno straordinario strumento di autoregolazione. Questa precoce esperienza di apprendimento è decisiva per lo sviluppo della personalità, in quanto guida i processi percettivi del bambino, per cui le memorie che si creano durante questi primi anni di vita, prendono la forma di convinzioni e di abitudini di come funziona la vita e non come ricordi espliciti, cioè come episodi che descrivono la storia personale dell’individuo e gli eventi che si sono verificati.
Questo meccanismo attraverso il quale i bambini internalizzano il comportamento dei genitori, consente di stabilizzare i programmi esecutivi della mente, attivandoli ripetutamente attraverso l’osservazione, senza che i comportamenti ritenuti rilevanti debbano essere concretamente eseguiti. In questo modo, la passività viene trasformata in attività auto-inibita, mentre simultaneamente l’azione si trasforma in pensiero e quindi in convinzioni.

Lo stress può alterare le facoltà cognitive associate alla Corteccia Prefrontale e rendere l’individuo distratto e disorganizzato, favorendo così la manifestazione di comportamenti inadeguati ed impulsivi, in quanto la Corteccia Prefrontale è molto sensibile alle sostanze neurochimiche presenti nell’ambiente circostante e può essere attivata o disattivata del livello di Dopamina e di Noradrenalina liberate nel cervello dallo stress. La disattivazione della corteccia prefrontale favorisce il sopravvento di reazioni automatiche e istintive, mentre un danno ai Lobi Frontali può provocare gravi alterazioni della personalità e del comportamento, che si traduce nella difficoltà a prendere una decisione o inducono violenti cambiamenti di umore. Lo stress, che è ormai una componente costante della vita quotidianità è secondo Nichole Lighthall, gestita in modo diverso dai due sessi, specie nelle situazioni in cui è alto il rischio e la ricompensa; infatti mentre gli uomini sono più impetuosi, in quanto tendono a rischiare per raggiungere il massimo risultato possibile, le donne in genere sono più riflessive, in quanto cercano di agire con maggiore calma e prudenza. Secondo la Lighthall ciò è dovuto al fatto che per l’uomo (in senso evolutivo) è forse più vantaggioso, nelle situazioni di stress, avere un atteggiamento aggressivo; tuttavia in diversi casi, questo atteggiamento, potrebbe rivelarsi autodistruttivo.