E’ questo l’inizio di un viaggio in cui non sai dove andrai, ma forse alla fine scoprirai ciò che realmente sei, lasciando dietro di te quella inconsapevole inquetudine.

La più grande illusione è di credere che le nostre scelte siano indotte dalla conoscenza e guidate dalla ragionevolezza, mentre in realtà siamo inconsapevolmente dominati da processi automatici che cercano di mediare le funzioni di due diversi Mondi, quello interno alla nostra mente e quello che è fuori di noi, al fine di realizzare il senso di una identità personale da collocare in un contesto relazionale e sociale.

Per comprendere ciò che realmente siamo non è sufficiente soffermarsi a considerare solo gli aspetti psichici, ma occorre conoscere e indagare anche il complesso meccanismo neurobiologico che determina tutte le attività del cervello, diversamente si rischia di non riuscire ad interpretare in modo corretto, i diversi aspetti dell’esperienza soggettiva, cioè ciò che è il senso della nostra esistenza e della identità personale. In particolar modo occorre conoscere i diversi processi neurobiologici che sono strettamente connessi con quelli psichici, al fine di poter comprendere la relazione tra gli eventi cerebrali e gli aspetti relativi a chi siamo.

Anche se generalmente focalizziamo l’attenzione su particolari aree o circuiti del cervello, di fatto il cervello è un insieme complesso di sistemi integrati che funzionano in modo sinergico, determinando al suo interno ciò che comunemente chiamiamo Mente.

Per una migliore comprensione è opportuno fornire anche una descrizione della struttura del cervello, senza tuttavia perdersi negli innumerevoli dettagli di cui si compone, ma soffermandosi solo su quelle aree che sono importanti, per la comprensione delle funzioni psicologiche.

Sono i processi neurobiologici al livello delle sinapsi che determinano gli stati della mente.

Le informazioni geneticamente codificate e le attivazioni neuronali, sollecitano i geni a produrre le proteine necessarie a dare forma e struttura al cervello, in quanto i geni contengono le informazioni che consentono ai neuroni, durante il processo di differenziazione dei circuiti neuronali, di svilupparsi, di collegarsi fra loro o di morire. 
I geni svolgono due fondamentali funzioni: la prima è quella di consentire la trasmissione delle informazioni inscritte nel DNA, la seconda è quella di determinare, attraverso il processo di trascrizione di queste informazioni, quali proteine devono essere sintetizzate a livello cellulare.
Questi processi, oltre ad essere geneticamente programmati, sono anche condizionati dall’esperienze e dagli eventi che si verificano nel corso dell’esistenza dell’individuo. In altri termini, l’esperienza comporta l’attivazione dei neuroni che di conseguenza determinano la forma e la struttura del cervello, che risulta essere in perenne evoluzione.
Questa plasticità determina, sia la creazione di nuove connessioni sinaptiche tra i neuroni, sia la crescita di nuovi neuroni durante tutto l’arco della vita.

Quando le esperienze di attaccamento di un bambino non sono ottimali, la mente adulta potrebbe non funzionare come sistema ben integrato.

La tendenza innata dei bambini a ricercare la prossimità della figura di riferimento che si prende cura della sua persona (generalmente la madre) e la qualità della loro relazione, determinano e modellano lo sviluppo di diverse strutture cerebrali, che diventeranno successivamente il substrato dei modelli operativi e degli schemi mentali che si creano nella Memoria Implicita (inconscia) e che determinano i comportamenti relazionali futuri, indipendentemente da ciò che era stato geneticamente programmato.
Le aree che principalmente vengono coinvolte in questo processo, sono quelle relative al sistema limbico di destra ed in modo particolare, quello relativo alla Corteccia Orbitofrontale, un’area in cui si ha la regolazione delle risposte viscerali ed emotive. Questa area si sviluppa verso la fine del primo anno di vita del bambino, esattamente nel medesimo periodo in cui si stabilizza e diventa maggiormente significativa la sua relazione di attaccamento.

L’esperienze relazionali problematiche fra il bambino e la sua principale figura di accudimento, durante questo periodo, possono produrre significative alterazioni nel funzionamento dei sistemi che controllano, ad esempio, la risposta allo stress e quindi indurre nel bambino un aumento dello stato di ansia. Queste aree rappresentano il substrato neurobiologico dei legami di attaccamento, per cui le relazioni del bambino con la sua principale figura di accudimento, strutturano il substrato biologico nel quale vengono modellate le capacità adattative dell’individuo, su cui si svilupperà la sua capacità a vivere gli affetti.

Una relazione affettiva positiva fra la figura di accudimento principale e il bambino, promuove lo sviluppo della Corteccia Prefrontale.

Infatti, la Corteccia Orbitrofrontale, che è parte della Corteccia Prefrontale, trovandosi in una zona di convergenza tra le strutture corticali e sotto-corticali ed esercitando una funzione di controllo dell’equilibrio fra il sistema autonomo parasimpatico e quello simpatico, regolano gli impulsi e le inibizioni degli stessi. E’ quindi un’area fondamentale per la regolazione emotiva, l’empatia e la memoria autobiografica. Il suo sviluppo è fortemente influenzato dalle esperienze che dipendono dalla natura delle prime comunicazioni interpersonali fra il bambino e la sua principale figura di accudimento.

La chiave per un sano sviluppo del cervello di un bambino non è quindi nelle eccessive stimolazioni sensoriali, ma in una efficace interazione collaborativa del bambino con la sua principale figura di accudimento. Quindi, anche se nasce in un mondo geneticamente programmato a connetterlo con le persone che si occuperanno di lui e che diventeranno le sue principali figure di attaccamento, esiste la possibilità di modificare il tipo di attaccamento, anche dopo i primi anni di vita, in quanto il cervello è dotato dell’abilità di continuare a svilupparsi, in risposta alle esperienze che l’individuo sperimenta durante tutto il periodo della sua esistenza.
In altri termini, anche se il sistema di attaccamento del bambino è fortemente radicato nel cervello, sono le esperienze che determinano l’organizzazione di questo sistema, in quanto l’esperienza attiva i neuroni, sia in risposta agli eventi sensoriali del mondo esterno sia in base alle immagini generate dallo stesso cervello. Ciò significa che, nel determinare il tipo di attaccamento, l’esperienza relazionale è predominante rispetto all’ereditarietà genetica, che tuttavia determina le fondamenta neurobiologiche della mente relazionale. Questo substrato neuronale costituisce la struttura sulla quale, le esperienze dell’individuo determineranno le connessioni neuronali che governeranno i fondamentali processi relativi alla percezione e alle attività motorie (ad esempio quelle associate ai comportamenti).

Le relazioni di attaccamento sono quindi fondamentali per spiegare lo sviluppo emotivo e sociale del bambino, in quanto è durante i primi anni di vita che cominciano a svilupparsi le strutture del cervello che mediano il funzionamento sociale ed emotivo della mente, che determinano le relazioni interpersonali che influenzeranno i comportamenti durante l’intero arco della vita. E’ sulla base di queste relazioni che si determina la capacità a saper comprendere gli altri, la sensibilità ad entrare in sintonia emotiva con gli altri e ad attivare risposte flessibili e comportamenti attenti e riflessivi.

L’attaccamento del bambino, è generalmente rivolto verso la madre, ma potrebbe essere indirizzato verso il padre o qualsiasi altra persona interessata ad offrirgli le cure e le attenzioni necessarie per la sua crescita. L’attaccamento è un sistema motivazionale innato, in grado di guidare il bambino nella strutturazione del suo sistema relazionale ed affettivo.
Nel creare questo sistema, il bambino cercherà la costante vicinanza della sua figura di attaccamento, l’unica in grado di fornirgli quella sensazione di sicurezza, necessaria per superare gli inevitabili smarrimenti e lenire il suo dolore, specialmente nei momenti di difficoltà. La qualità di questo legame gli consentirà di sviluppare una base sicura, in grado di renderlo capace di esplorare il mondo ed avere un senso di benessere e tranquillità, nei momenti di difficoltà e sofferenze, durante la sua intera esistenza.

La potatura selettiva degli eccessi, geneticamente prodotti nelle connessioni neuronali, determina lo sviluppo del cervello. Per contrastare questo fenomeno naturale è sufficiente stimolare minimamente i circuiti neuronali, per mantenere in vita i neuroni e le loro interconnessioni.
Anche se uno stress eccessivo, prodotto ad esempio da un abuso infantile o da maldrattamenti psicologici, può comportare l’eliminazione delle sinapsi e quindi pregiudicare la struttura del cervello, le esperienze possono contribuire al mantenimento e al rafforzamento delle sinapsi o alla creazione di nuove connessioni sinaptiche.