I disagi psicologici non sono il reale problema di un individuo, ma il maldestro tentativo di risolvere un disagio esistenziale, la cui origine è generalmente da ricercare nella carenza d’affetto.
La validità della teoria dell’attaccamento, come origine del disagio e dei traumi, è oggi universalmente riconosciuta, in quanto dedotta dall’osservazione diretta dei bambini e confermata da diversi riscontri sperimentali di natura neurobiologico.

Sono le emozioni non espresse che angosciano l’individuo.

Ciò che maggiormente terrorizza un bambino è il timore di non essere amato, l’abbandono è l’inferno che teme; con il timore dell’abbandono si attenua nella sua mente il controllo degli impulsi ed esplode la rabbia, con la rabbia può emergere il desiderio della vendetta, che potrebbe generare un senso di colpa nei confronti dei genitori, indotto dal conflitto odio-amore.

Secondo Janov (famoso psicoterapeuta statunitense) il 90% dei disagi che manifestano gli individui in terapia, nascondono nel periodo della prima infanzia, per effetto della Deprivazione Affettiva (mancanza d'affetto, con presenza di cure genitoriali), indotta da una persistente carenza di rassicurazioni, di contatto fisico, di carezze, di empatia o protezione da parte dei genitori, nei confronti dei figli. A seguito di ciò il bambino acquisisce la convinzione di non meritare affetto, in quanto si percepisce non-amabile; si sente non amato, ma non è in grado di descrivere questa sua sensazione, in quanto non ha percepito il senso dell’amore. La sua maggiore frustrazione sarà quella di avere un bisogno, ma di non sapere quale è effettivamente.

Per diversi genitori, i figli sono un bisogno o un desiderio, piuttosto che l’espressione dell’amore.

Per i bambini, la sensazione di essere indesiderati, crea in loro un vuoto che li avvolge. Crescendo con questa sensazione, sviluppano un Attaccamento ansioso, che li spinge costantemente a ricercare quell’amore assoluto di cui hanno bisogno. Lo cercano incondizionatamente ovunque, nei rapporti di amicizia, nell’amore sensuale e sessuale, ecc.

Fino ad un recente passato, si era convinti che la trascuratezza, la deprivazione affettiva e il non essere voluto dai genitori, potevano causare danni solo alla personalità e al carattere. Recenti ricerche hanno invece dimostrato che una precoce carenza affettiva costituisce un trauma per il bambino e causa danni nella Corteccia Prefrontale e in modo particolare nei circuiti neuronali relativi al pensiero, alla logica e alla pianificazione, riduce la capacità di astrazione, di coordinazione e di pianificazione del futuro. Inoltre altera i circuiti neurormonali inibitori, attenuando così il controllo degli impulsi e la capacità repressiva per l’intera esistenza.

Il cervello di un bambino amato è molto diverso da quello di uno non amato.

L’amore e l’affetto dei genitori rinforzano nel bambino il livello dell’Ossiticina, della Vasopressina e della Serotonina (gli ormoni dell’amore), inoltre aiutano a sopprimere eventuali sofferenze e potenziano i neurotrasmettitori che favoriscono o bloccano il trasporto delle emozioni, che aprono o chiudono le porte ai sentimenti, mentre un trauma può inibire la secrezione della Dopamina (farmaco del benessere) necessaria per favorire la crescita dei neuroni fronto-corticali Quindi, la carenza affettiva, nei primi anni di vita, dovuta ad una insufficiente stimolazione o interazione emotiva fra genitori e figli, favorisce la potatura dei neuroni corticali, compremettendo così anche la capacità dei bambini di poter gestire i futuri eventi che causano stress. Sono quindi gli eventi del mondo esterno e l’amore dei genitori che, condizionando l’espressione genica, determinano la crescita della Corteccia, che a sua volta influisce sul modo in cui l’individuo percepisce la realtà e determina il suo modo di pensare.

Per questi motivi, un bambino amato, è intellettualmente più brillante.

Un genitore che accudisce il figlio, contribuisce alla formazione del suo sistema nervoso e lo aiuta a sviluppare la capacità a costruire in età adulta, più solide relazioni affettive, evitando di trasformarlo in un individuo inquieto, incapace di sentirsi a proprio agio con se stesso.Quindi l’amore non è semplicemente una parola usata dai poeti, ma è l’espressione di un sentimeto che non necessita di parole e che determina il modo di pensare ed agire dell’adulto.

Semplificando si può affermare che la Corteccia rappresenta la coscienza, il Sistema Limbico traduce gli istinti in sentimenti e li invia alla corteccia frontale, mentre il Tronco Encefalico controlla gli istinti e le funzioni automatiche che consentono la sopravvivenza.

Il paradosso è che la parte più evoluta del cervello, sede del pensiero astratto e dei concetti, non conosce la parte meno evoluta (quella che conferisce significato ai sentimenti), per cui spesso è costretta a indovinare i sentimenti, per questo motivo quasi sempre sbaglia.

I traumi della prima infanzia sono determinanti in quanto alterano il Tronco Encefalico e il Sistema Limbico, solo successivamente, con lo sviluppo della neocorteccia coinvolgono anche i processi del pensiero. Quindi, agendo solo sulla Corteccia Frontale non è possibile ottenere profondi cambiamenti, per cui il solo esame del comportamento e dei sintomi è inefficace, anche se la loro comprensione è utile. Per questi motivi la razionalizzazione dei sentimenti è inutile e la semplice analisi dei sogni non è sufficiente, ma occorre cercare di individuare i sentimenti all’interno del sogno.

Compito della Corteccia Orbitofrontale (in cui ha sede anche l’ambizione) è di elaborare le informazioni provenienti dal mondo esterno e di integrarle con la memoria e la storia personale dell’individuo, al fine di determinare la consapevolezza (che è cosa diversa dalla coscienza) e gestire la comprensione e la riflessione. In altri termini, costituisce un meccanismo automatico che può inibire gli impulsi ad agire, per questo motivo quando si verifica un danno in questa area causato dalla mancanza d'amore, nell’individuo si rileva inquitudine, mancanza di inibizione, iperattività e facile distrabilità.

Il Talamo è uno dei principali protagonisti del trauma infantile.

Il talamo costituisce un'importante struttura neuronale del sistema limbico, in quanto consente di integrare i sentimenti prima di trasferirli alla corteccia frontale dove gli viene associato il contesto e uno specifico significato. Infatti il Talamo, con il supporto dell’Ippocampo, consente di fornire il significato ad uno stimolo affettivo (ad esempio, non sono amato dai miei genitori), inoltre trasmette il bisogno di soddisfazione. Se il sentimento di Deprivazione Affettiva è troppo intenso, uno stimolo affettivo può essere respinto nell’inconscio e riflesso nella coscienza, rendendo così il bambino, nervoso, triste, ansioso e ossessionato.

Ciò accade in quanto il Talamo è quasi perfettamente funzionante fin dalla quattordicesima settimana di gravidanza, mentre la Corteccia, nei bambini, non è sufficientemente sviluppata per attribuire un significato alla Deprivazione affettiva, per cui le emozioni e le sensazioni prodotte da quel trauma gli appaino prive di significato.

Danni al Talamo, possono compromettere il funzionamento delle barriere corticali, per cui l’individuo non riesce più a pensare in modo efficiente, in quanto nella sua mente è in preda alla confusione.