La perdita del genitore alienato, è percepita dal bambino come un abbandono.

Quando un bambino è costretto a negare o rinunciare ad uno dei suoi genitori, non rinuncia solo alla persona fisicamente percepibile, ma all’attivazione delle immagini esterne corrispondenti a quella persona.

Anche se un bambino è categorico nel rifiutare il rapporto con il genitore alienato (generalmente il papà), nell’istante in cui il genitore alienato, nel rispettare la scelta del figlio si allontana, questa decisione turba profondamente il bambino, in quanto pensa inconsapevolmente che il genitore alienato avrebbe dovuto rendersi conto che in realtà aveva di fronte un burattino, che si limitava a pronunciare le parole e a porre in atto comportamenti che aveva interiorizzato, al fine di mantenere il rapporto con il genitore alienante

Dove nascono i comportamenti e la rabbia dei bambini alienati?

La dinamica dell’alienazione genitoriale deriva da un disturbo delirante della personalità, in cui il bambino autentico non esiste più. Ciò significa che la rabbia che esprime nei confronti del genitore alienato non ha origine dal suo mondo interno, ma è indotto da condizionamenti esterni. La metafora del ventriloquo e del burattino consente di comprendere questo meccanismo psicologico.

Il burattino non è una persona reale, è semplicemente un pezzo di legno intagliato che viene fatto percepire come una persona. Infatti, il ventriloquo semplicemente muove il burattino e abilmente maschera la voce, in modo da ingannare la percezione del pubblico, che gli sembra di vedere parlare e interagire il pupazzo con il ventriloquo. In modo simile, nel processo di alienazione, il bambino autentico non è presente, in quanto il genitore alienato, interagisce con il genitore alienante (il ventriloquo) attraverso le parole e le azioni del bambino (il burattino). Quindi la rabbia e l’odio non appartengono al bambino, così come le parole del ventriloquo non appartengono al burattino.Il bambino autentico non è presente e quindi non è arrabbiato e non odia il genitore alienato (anzi, secondo diversi noti psichiatri, il bambino ha un disperato bisogno del genitore che rifiuta), perché nella mente e nel corpo del bambino vi è il ventriloquo, cioè il genitore alienante. La rabbia, l’odio è quella del ventriloquo (genitore alienante), che la manifesta tramite il burattino (il bambino). Il genitore alienato, in questi casi, non parla con il bambino, anche se è presente con il suo corpo, ma con la psicopatologia del genitore alienante (il ventriloquo).

La dinamica dell’Alienazione Genitoriale impedisce al bambino di percepire il genitore alienato, in grado di proteggerlo, in quanto reso debole dalle azioni malevoli del genitore alienante e dal pregiudizio degli operatori sociali, che spesso contribuiscono a potenziare il processo di alienazione. In questa situazione il bambino, non potendo affidarsi al genitore alienato, teme di perdere anche il genitore alienante che viene percepito NON come il migliore, ma come il genitore più forte, per cui l’unica possibilità che ha è di alienare l’altro genitore.

Conseguenza di ciò è che generalmente il bambino non riesce a sviluppare il senso di fiducia nella famiglia, per cui nel corso della sua esistenza perderà anche la fiducia nel genitore che ha scelto, in quanto sviluppa il senso della sfiducia nelle relazioni familiari, di conseguenza avrà difficoltà a stabilire rapporti affettivi, nel timore di essere successivamente abbandonato.

Un altro aspetto importante che occorre considerare è che un bambino vittima dell’Alienazione Genitoriale, quando diventa adulto e prende coscienza di essere stato alienato, pensa che il papà alienato avrebbe dovuto essere più deciso, sia nell’impedire l’alienazione, sia nel difendere il loro rapporto, mentre altri figli adulti della PAS sono convinti che, indipendentemente dal comportamento del papà, la madre avrebbe inesorabilmente perseverato nel contrastare il rapporto. In questi casi, il genitore alienante viene percepito dal figlio come un individuo egoista e spietato.

Come può un genitore alienato, difendersi dalle false accuse?

Il problema più grande, secondo il Dr. Craig, è dato dall’età del bambino. Infatti, se un bambino chiede spiegazioni, sulle accuse che il genitore alienante rivolge al genitore alienato e questo non risponde o difende se stesso, il bambino è portato a credere che le accuse sono vere. Inoltre, il genitore alienato, nel difendere sé stesso potrebbe essere accusato in tribunale di alimentare nel bambino, il conflitto di lealtà. Questo è uno dei problemi più difficile che si trova a dover affrontare un genitore alienato.

Quale è generalmente la problematica psicologica del genitore alienante?

Generalmente, il genitore alienante è caratterizzato da un disturbo della personalità narcisisticamente organizzato, per cui rispetto al genitore alienato, possiede una maggiore capacità di sintonizzarsi con l’esperienza interiore del figlio, affinché il burattino rifletta il mondo interiore e la costruzione del significato della falsa realtà che desidera il genitore alienante.

In un normale e sano sviluppo, il genitore si sintonizza con l’esperienza interiore del figlio al fine di aiutarlo nell’organizzazione e nella costruzione del sé autentico del bambino. Nell’alienazione questa processo di sana-genitorialità viene generalmente ribaltato, per cui l’esperienza interiore del bambino viene invalidata dalla comunicazione malevole del genitore alienante che la sostituisce con la sua, per cui il bambino sviluppa un falso sé.

L’aspetto grave è che il bambino viene affidato al genitore che pratica l’abuso.

Cosa accade nella mente dei bambini, quando non frequentano entrambi i genitori, dipende da diversi fattori, in quanto il cervello acquisisce i modelli relazionali sia dai circuiti neuronali precablati, sia dall’esperienza.

In generale, i bambini acquisiscono il senso dell’identità di genere, cioè cosa significa essere uomo, marito e padre, dal rapporto con il loro papà; mentre le bambine acquisiscono cosa significa essere donna, madre e moglie, dal rapporto con la mamma. Inoltre, le future relazioni affettive dei bambini, sono fortemente influenzate dai rapporti con il genitore di sesso opposto. Ciò significa che è fondamentale per i bambini, avere la possibilità di relazionarsi con entrambi i genitori, anche se non convivono più insieme. Tuttavia, oltre alla presenza, è molto importante anche la qualità delle relazioni che il bambino ha con le sue figure genitoriali. Quest’ultimo aspetto è quello che crea maggiori preoccupazioni nell’alienazione genitoriale, in quanto il genitore alienante, a cui viene di solito affidato il bambino, è caratterizzato da un alto livello di psicopatologia, perché diversamente non sarebbe così insensibile a comprendere i danni psicologici che procura ai suoi figli, attraverso il processo di alienazione; mentre il genitore alienato, che non adotta azioni di compensazione dell’alienazione, dimostra di possedere un maggior equilibrio e sanità psicologica.

Il risultato è che il bambino percepisce la pressione dell’alienazione solo da parte del genitore alienante, per cui si trova costretto ad una insana alleanza con il genitore che di fatto pratica l’abuso, per cui lo sviluppo psicologico del bambino viene plasmato sui bisogni emozionali del genitore malevole. Ciò significa che i danni psicologici che vengono procurati al bambino, dipendono dal livello della patologia del genitore alienante.