Secondo G. Giordano (Psicoterapeuta, Presidente del Centro Studi Separazioni e Affido Minori), la PAS è la deriva patologica di un istinto di accudimento della prole che emerge in un partner che non vuole più considerare la genitorialità come comportamento condiviso perché il nostro sistema sociogiudiziario gli offre, per gestire la propria genitorialità, un percorso conflittivo basato sul prevalere di vantaggi e diritti, e non sulla tutela della relazione in quanto tale. Un interessante articolo può essere letto al seguente indirizzo: Leggi l'Articolo

Un breve estratto è il seguente:

Poco importa che, attualmente, essa non sia ancora inserita nel DSM : alcuni contestano che essa abbia formalmente una autonoma dignità nosografica e preferirebbero vederla come disturbo relazionale genitore-bambino.

Nella maggior parte dei Tribunali dei paesi europei essa, al di là di siffatte distinzioni formali e non sostanziali, è infatti accettata e considerata una situazione gravemente pregiudizievole al pari, per esempio, dello stalking, del plagio o paragone ancora più calzante, del mobbing, sia esso lavorativo o genitoriale.

Tutte situazioni della cui esistenza nessuno discute ma che non fanno, evidentemente, parte del DSM.Secondo G. Giordano, il mobbing genitoriale “consta dell’adozione da parte di un genitore,separato o in via di separazione dall’altro genitore, di comportamenti aggressivi preordinati e/o comunque finalizzati ad impedire all’altro genitore, attraverso il terrore psicologico, l’umiliazione e il discredito familiari, sociali, legali, l’esercizio della propria genitorialità, svilendo e/o distruggendo la sua relazione con i figli, impedendogli di esprimerla socialmente e legalmente, intromettendosi nella sua vita privata”.In qualche modo possiamo dunque dire che il mobbing genitoriale è l’anticamera per losviluppo della PAS od ancora che la PAS sia il grado estremo della realizzazione del mobbing genitoriale.

Una coppia che si avvia in un processo di separazione si trova esattamente nella posizione, psicologica, di quella in cui si trovano i prigionieri del famoso "dilemma dei prigionieri": i muri che separano gli ex coniugi sono affettivi, cognitivi, psicopatologici, e dunque ognuno dei partner è facilmente indotto a privilegiare una soluzione che gli garantisca il massimo vantaggio personale perché non può "comunicare" né "fidarsi" dell'altro (a causa delle proprie barriere psicologiche).

La nostra cultura, di fatto fondata sulla tutela del "vero" rispetto al "falso", dunque sullaricerca della "ragione" rispetto al "torto", nonché sulla individuazione del "diritto" del singolo (prevalente sul "non-diritto" di un altro singolo), non riesce a concepire che una relazione genitoriale genera un "tertium non datur" - il figlio – la cui tutela si dissolve se alla gestione della conflittualità genitoriale viene applicato un sistema che rispecchi questi valori, fondamentalmente destinati a separare invece di unire.

Non è un caso, d'altra parte, che la nuova legge sull'affido condiviso risulti, a detta di moltiesperti, applicata solo formalmente ma non in modo sostanziale: il diritto matrimoniale e minorile non è fondato su premesse in grado di concepire come soggetto di tutela la “relazione genitoriale” in quanto tale.

In una ricerca del 2007 su cinquantatre casi di separazioni conflittuali, nei quali erano stati presentati una denuncia di abuso sessuale la denuncia è seguita da una condanna dell'imputato in soli 3 casi . Negli altri quarantanove casi la denuncia era infondata. La percentuale di false denunce, nel campione in esame, è stata dunque del 92,4%.. E su quarantotto casi il denunciato era stato il padre.

Per discernere i casi di vero abuso dai casi di bambini alienati che accusano il proprio genitore in virtù di tale alienazione, vi sono autori che hanno proposto cinque criteri di differenziazione“La prova della colpevolezza non può essere affidata a pareri di esperti che continuanoa confondere il processo con la terapia o a fondare il proprio operato sul convincimento,da decenni dimostrato falso, che «il bambino non mente mai».” Luisella De Cataldo Neuburger: “La testimonianza del minore” (http://www.psychomedia.it/pm-thesis/dagostino/dagostino.pdf)