Come è possibile salvare un bambino dalla PAS?

Secondo Gardner, per salvare un bambino dalla PAS, occorre che vi sia una sinergia fra il sistema giudiziario e quello degli psicologi.

Per quanto riguarda il giudice è importante che scelga una CTU in grado di riconoscere la presenza della PAS, mentre l’avvocato dovrebbe persuadere il genitore alienante a porre fine all’alienazione e giungere fino a rinunciare al mandato, nel caso in cui la sua cliente non dovesse porre fine al suo comportamento malevole. Quindi, in questi casi, non dovrebbe prevalere l’obiettivo dell’avvocato che è quello di tutelare, nella contesa giudiziaria, gli interessi della sua cliente.
Infine gli operatori sociali (psicologi, educatori e assistenti sociali), dovrebbero aiutare il genitore alienante a comprendere che l’alienazione genitoriale è una grave patologia per il bambino, lo danneggia a livello psicologico e compromette la capacità del bambino a saper vivere da adulto una sana e serena affettività.

Lo psicoterapeuta che segue il bambino, se ignora i meccanismi relativa alla PAS, può diventare complice inconsapevole del sistema che alimenta la PAS, specialmente quando le uniche persone con cui si interfaccia sono il figlio e il genitore alienante, in quanto è lui ad accompagnare il figlio alla seduta psicoterapica, per cui potrebbe influenzare lo psicoterapeuta direttamente o indirettamente attraverso il figlio. In questi casi lo psicoterapeuta rischia di svolgere la terapia sulla base di informazioni false o incomplete, per cui potrebbe convincersi che occorre salvare il bambino dal genitore cattivo, mentre in realtà sta semplicemente allontanando il bambino dal genitore alienato. Ciò potrebbe rinforzare nel bambino la convinzione dell’esistenza di un genitore buono ed uno cattivo e quindi potenziare in Lui il senso di rabbia nei confronti del genitore alienato e qundi consolidare la Sindrome di Alienazione.

Secondo Gardner, diagnosticare la PAS non è difficile, in quanto è una Sindrome Pura, che segue uno specifico copione, quello che è più difficile da stabilire è il livello della PAS.
Inoltre la diagnosi, non deve essere fatta in base all’azione del genitore alienante, ma su quanto il processo di alienazione ha influenzato il bambino.

L’individuazione della PAS e il successivo intervento devrebbero essere attivati quando la PAS è ancora al Livello Lievo/Moderata, per poter avere una regressione della Sindrome, perché se la PAS raggiunge il Livello Grave, le possibilità di risoluzione si riducono drasticamente.

L’intervento da seguire deve essere, secondo Gardner, differenziato in funzione del livello di PAS riscontrata nel bambino.

Nei casi di PAS Lieve, è sufficiente che il giudice confermi l’affido al genitore alienante, che raggiunto lo scopo, potrebbe interrompere la programmazione, in quanto viene a mancare la motivazione (se questa non ha un’origine patologica). In questo caso non è necessario un supporto terapeutico in quanto i sintomi dovrebbero spontaneamente regredire per effetto dell’interruzione della programmazione.

Nei casi di PAS Moderata, diventa necessario l’intervento terapeutico. Il giudice può ancora disporre che l’affido resti al genitere alienante, obbligando però la ripresa degli incontri del bambino con il genitore alienato. Se il bambino incontrava il genitore alienato è necessario sostenere il bambino durante i suoi contatti con il genitore alienato, soprattutto nel passaggio da un genitore all’altro. Nel caso in cui la disposizione del giudice non venga rispettata dal genitore alienante, occorre adottare provvedimenti al fine di far desistere il genitore alienante. Se dopo questo primo intervento, il genitore alienante continua a non rispettare le indicazioni che gli sono state suggerite, occorre provvedere al trasferimento del bambino presso la dimora del genitore alienato al fine di prevenire l’aggravarsi della sindrome. Un educatore dovrebbe monitorare gli incontri ed utilizzare il proprio studio come luogo di passaggio.

Nei casi di PAS Grave, Gardner propone di trasferire la custodia del bambino dal genitore alienante al genitore alienato, in modo permanente o temporaneo, in funzione del comportamento del genitore alienante. Tuttavia, in diversi casi, gli operatori non sono daccordi nell’effettuare il trasferimento in quanto, essendo il bambino terrorizzato dal pensiero del padre non collabora, per cui di fatto rende impossibile il trasferimento.
Una soluzione generalmente accettata consiste nel predisporre una sistemazione intermedia, che non preveda l’immediato trasferimento del bambino, nella dimora del genitore alienato. In questo modo si separa il bambino dal genitore alienante, sospendendo di fatto la manipolazione, senza costringere il bambino ad andare presso la dimora del genitore che rifiuta. Lo scopo di questa sistemazione intermedia è di consentire al genitore alienato di frequentare il figlio, affinchè possa dimostrargli di non essere una persona pericolosa.

Gardner ha proposto tre diversi livelli di collocazione provvisoria.

Nella Collocazione Provvisoria di livello 1, il bambino viene inserito nell’abitazione di un parente o di un amico con il quale il bambino ha una buona relazione. Le persone che ospitano il bambino devono impedire qualsiasi contatto fra il bambino e il genitore alienante e riferire eventuali intemperanze e comportamenti inconsulti del bambino, durante gli incontri con il genitore alienato.Se non si riesce a realizzare la precedente collocazione, occorre passa alla Collocazione Provvisoria di Livello 2, in cui il bambino viene trasferito in una comunità alloggio, in grado di garantire una maggiore sorveglianza e controllo sul comportamento del bambino. Se anche questa soluzione dovesse fallire, occorre passare alla Collocazione Provvisoria di Livello 3, costituita per esempio da un ospedale in cui il bambino viene trasferito per un periodo di tempo max di 30 giorni per poi inserirlo nella casa del genitore alienato.

Indipendentemente dal livello scelto il programma prevede sei diverse fasi:

Fase 1, il bambino viene allontanato dal genitore alienante e dopo un breve periodo di adattamento può iniziare a ricevere le visite del genitore alienato, secondo modalità e tempi precedentemente definiti.

Fase 2, il bambino inizia ad incontrare il genitore alienato nell’abitazione di quest’ultimo, per poi ritornare nella sede di collocazione provvisoria. Progressivamente si aumentala frequenza e la durata della visita.

Fase 3, il bambino può lasciare la collocazione provvisoria per andare a vivere con il genitore alienato. Questa esperienza consente al bambino di sperimentare che vivere con il genitore alienato non comporta alcuna conseguenza. Durante queste tre fasi è importante che non vi sia alcun contatto, neppure telefonico, del bambino con il genitore alienante.

Fase 4, il bambino può iniziare a sentire telefonicamente il genitore alienante, ma le telefonate devono essere controllate per impedire la programmazione.

Fase 5, il bambino può iniziare ad incontrare il genitore alienante, sotto attento monitoraggio del terapeuta che dovrà valutare l’autocontrollo del genitore alienante

Fase 6, il bambinopuò iniziare gli incontri protetti presso la casa del genitore alienante.

Diversi terapeuti riconoscono l’importanza di ristabilire il legame fra il bambino e il genitore alienato, ma sono convinti che il miglior metodo sia quello di aiutare il bambino a comprendere lentamente. Questo approccio causa un peggioramento nel bambino, in quanto persistono le opportunità di indottrinamento da parte del genitore alienante.