Gardner riteneva che i bambini affetti da PAS, dovevano essere affidati al genitore alienato.

Secondo Bowlby allevare i bambini non è compito da assegnare ad una sola persona (generalmente la madre), abbandonandola in situazioni emotivamente di grande fatica. E’ da questa condizione che nasce la patologia infantile, mentre occorrerebbe che vi fosse una maggiore solidarietà sociale e psicologica intorno alla famiglia, una educazione ad essere genitori.

Quale criterio occorre seguire per stabilire l’idonietà genitoriale?

Secondo la cassazione, in sede di affidamento dei figli, l’attitudine del genitore ad essere un buon educatore e a perguire il corretto sviluppo psicologico del figlio, deve essere misurata in base alla sua capacità di non allontanare il bambino dall’altra figura genitoriale, garantendo quanto più è possibile le frequentazioni del coniuge con la prole, in quanto in caso di separazione dei genitori, il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere accudimento, educazione ed istruzione, da entrambi e di conservare rapporti significativi con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

La Dott.ssa Carmen Puglese, sulla base della sua 30ennale esperienza in qualità di giudice penale, afferma che le madri utilizzano la querela come investimento nella separazione.

La giustizia familiare (giuridica-psicologica) che gestisce il conflitto durante la fase della separazione coniugale, secondo diversi operatori del settore, è ormai degenerata in sopraffazione e illegalità, trasformandosi così in un sistema che favorisce, sulla base di un presunto interesse del minore, un abuso perpretato quasi esclusivamente nei confronti dei papà e dei figli che vengono indotti con l’inganno ad allontanarsi dal loro papà. Sulla base del presunto interesse del minore, queste strutture operano in modo da perpetuare ricorsivamente l'ingiustizia e il conflitto.

Secondo i dati delle procure, la quasi totatalità delle denunce (nove su dieci) fatte dalle ex-moglie nei confronti del ex-coniuge, sono false e strumentali.

La Dott.ssa Carmen Puglese afferma di non occuparsi di separazione, ma di reati di abusi sessuali e di maltrattamenti in famiglia. Nella quasi totalità dei casi di separazione, queste accuse si sono rivelate false, ma l’aspetto più inquietante, a suo dire e che le madri per avvalorare la loro causa spesso portano come testimoni i figli a denunciare fatti non veri, che sono stati immessi nella mente del figlio, mediante ripetuti discorsi.

In questo contesto di falsa legitosità, creata ad arte dalla madre, le principali vittime sono i figli.

La Dott.ssa Pugliese conclude affermando che vivendo nel contesto descritto, ciò che lenisce in parte il suo dolore è la speranza che un giorno tutto questo venga alla luce del sole e debellato, affinchè i futuri Padri possano essere ciò che la Vita ha donato loro.

La madre alienante non viene percepita dal bambino come il genitore migliore, ma come il più forte.

Secondo il dr. Montecchi, primario di neuropsichiatria infantile, anche se la manifestazione esteriore è il rifiuto del genitore alienato, non bisogna credere al bambino che rifiuta un genitore, al contrario il bambino ha un grande bisogno di quel genitore, il suo rifiuto lo divora. Il bambino vuole ancora bene al papà alienato, ma non può mostrare tale affetto in presenza della madre alienante, in quanto per poter mantenere il legame con Lei, il bambino deve partecipare alla sua campagna di denigrazione. Inoltre, per impedire che i sentimenti di identificazione con il papà alienato, possano causargli sensi di colpa, il bambino è costretto ad attivare una forte dissociazione.

Il bambino, nel percepire di non potersi affidare al genitore alienato, in quanto reso debole dalle circostanze e dall’azione demolitrice della madre, teme di perdere anche il genitore alienante che viene percepito NON come il migliore, ma come il genitore più forte. Conseguenza di ciò è che il bambino non riesce a sviluppare il senso di fiducia nella famiglia costituita dalla triade padre-figlio-madre, per cui nel corso della sua esistenza avrà difficoltà a stabilire rapporti affettivi, nel timore di essere successivamente abbandonato.

Per un bambino è più facile accettare una punizione piuttosto che essere ignorato.

Il timore dell’abbandono è ciò che maggiormente terrorizza un bambino, trasforma la sua rabbia in sfida, lo rende aggressivo, violento, disubbidiente, ecc. Spesso la paura del distacco dal genitore non viene compresa e gestita nel modo adeguato. In questi casi, il bambino può riacquistare la serenità solo se si convince che non sarà abbandonato.

Quando il genitore alienato, nel rispettare la scelta del figlio si allontana, questa decisione turba profondamente il bambino, in quanto inconsapevolmente pensa che il genitore avrebbe dovuto rendersi conto che in realtà aveva di fronte un burattino che si limitava a porre in essere comportamenti che aveva interiorizzato, al fine di mantenere il rapporto con il genitore Assegnato (o alienante).

L'Alienazione Genitoriale si manifesta quando il bambino assiste all’emarginazione di un genitore.

Il prof. Matteo Villanova, titolare di Neuropsichiatria infantile e Criminologia e Presidente dell'Osservatorio Laboratorio Tutela Rispetto Emozionale Età Evolutiva, Università Roma Tre, afferma che generalmente, i bambini non sono visitati da neuropsichiatri infantili esperti in problemi dell’età evolutiva ma da tuttologi, da figure professionali non mediche o da medici specialisti in altre branche. Per questo motivo, l'Alienazione Genitoriale non è generalmente diagnosticata.

Secondo il presidente nazionale dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani avv. Gian Ettore Gassani al Convegno nazionale “Orfani di genitori vivi: la PAS tra diritto e psicologia”, i 150 mila bambini coinvolti ogni anno nelle procedure di separazione, con altre centinaia di migliaia che vivono in famiglie solo apparentemente unite, sono esposti alla sindrome da alienazione genitoriale

Un bambino spesso non è consapevole della natura delle sue sofferenze psichiche, per cui non è facile comprendere cosa accade nella sua mente, specialmente quando i comportamenti non sono prodotti dalle parole.