Secondo Gardner i bambini affetti da PAS devono essere affidati al genitore alienato.

I danni psicologici sul minore causati dalla PAS (sindrome da alienazione genitoriale, o di amputazione genitoriale), indotta dai comportamenti alienanti del genitore affidatario, sono ormai noti da tempo. Tuttavia quasi mai  assistenti sociali e psicologhe indottrinate, modificano l’affido, anche nei casi di evidente azione malevole e di inottemperanze della madre alienante, giustificando la decisione con la motivazione che il figlio ormai si è disabituato al contatto con il padre, ignorando di fatto ciò che Gardner aveva dimostrato in un suo famosissimo studio, condotto su un centinaio di bambini alienati.

Gardner dimostrò, che in tutti i casi in cui era stato modificato l’affido, dal genitore alienante al genitore alienato, i disturbi psicologici dei bambini si annullarono in brevissimo tempo.

Perchè si concede alle madri malevoli il diritto di uccidere i papà e i loro figli?

Secondo i dati delle procure, la quasi totatalità delle denunce fatte durante la separazione, sono false e strumentali. Secondo diversi operatori, non ritenere che vi siano precise responsabilità, è una colpevole ingenuità, che esula dalla conflittualità di coppia volutamente creata ad arte.

In altri termini, la giustizia familiare (giuridica e psicologica) che gestisce il conflitto nella fase della separazione coniugale, secondo diversi operatori del settore psicologico-giudiziario, è ormai degenerata in sopraffazione e illegalità, trasformandosi così in un sistema che favorisce l'abuso dei minori. In altri termini, sulla base di un presunto interesse del minore, agiscono in modo da perpetuare ricorsivamente l'ingiustizia e il conflitto.

Il video che segue (anche se è solo una scena di un film) mostra uno dei modi usati per costruire, secondo diversi operatori, un’accusa

Secondo Gardner, la costruzione di una realtà familiare virtuale di terrore e vessazione da parte della madre alienante, genera nei figli profondi sentimenti di paura, di diffidenza e di odio nei confronti del genitore alienato, che si traduce per i figli in una perdita del contatto con la realtà degli affetti. In questi casi i figli si alleano con il genitore che appare sofferente, si sentono contagiati da questa sofferenza, per cui iniziano a condividere la loro visione, esprimendo in modo apparentemente autonomo, astio, disprezzo e denigrazione nei confronti del genitore alienato. La programmazione posta in atto dalla madre alienante distrugge la relazione tra i figli e il padre alienato, per cui i bambini arrivano a rifiutare qualsiasi contatto, anche solo telefonico, con il genitore alienato.

Un bambino danneggiato nelle relazioni familiari, avrà grosse difficolta nella costruzione della sua esistenza sociale e familiare.

Secondo Montecchi, primario di neuropsichiatria infantile, anche se la manifestazione esteriore della PAS è il rifiuto del genitore alienato (generalmente il papà), non bisogna credere al bambino che rifiuta un genitore, al contrario il bambino ha un grande bisogno di quel genitore, il suo rifiuto lo divora. Il bambino vuole ancora bene al papà alienato, ma non può mostrare tale affetto in presenza della madre alienante, in quanto per poter mantenere il legame con Lei, il bambino deve partecipare alla sua campagna di denigrazione. Inoltre, per impedire che i sentimenti di identificazione con il papà alienato, possano causargli sensi di colpa, il bambino è costretto ad attivare una forte dissociazione.

Il bambino, nel percepire di non potersi affidare al genitore alienato, in quanto reso debole dalle circostanze, teme di perdere anche il genitore alienante (generalemente la madre) che viene percepito NON come il migliore, ma come il genitore più forte, per cui inizia ad alienare l’altro genitore. Conseguenza di ciò è che il bambino non riesce a sviluppare il senso di fiducia nella famiglia costituita dalla triade padre-figlio-madre, per cui nel corso della sua esistenza perderà anche la fiducia nel genitore che ha scelto, in quanto sviluppa il senso della sfiducia nelle relazioni familiari, di conseguenza avrà difficoltà a stabilire rapporti affettivi, nel timore di essere successivamente abbandonato. Infatti, quando un bambino è costretto a negare o rinunciare ad uno dei suoi genitori, non rinuncia solo alla persona fisicamente percepibile, ma all’attivazione delle immagini esterne corrispondenti a questa persona.

La perdita del genitore alienato, viene comunque percepita dal bambino come un abbandono.

Infatti, anche se il bambino è stato categorico nel rifiutare il rapporto con il papà, nell’istante in cui il genitore alienato, nel rispettare la scelta del figlio si allontana, questa decisione turba profondamente il bambino, in quanto pensa inconsapevolmente che il papà avrebbe dovuto rendersi conto che in realtà aveva di fronte un burattino, che si limitava a pronunciare le parole e a porre in atto comportamenti che aveva interiorizzato, al fine di mantenere il rapporto con la madre alienante. In altri termini, il papà alienato, doveva sapere di avere due figli, quello che replicava automaticamente i desideri della madre alienante e quello che amava il papà a cui in realtà, non avrebbe mai voluto rinunciare.

Un altro aspetto importante che occorre considerare è che un bambino vittima della PAS, quando diventa adulto, pensa che il papà alienato avrebbe dovuto essere più deciso, sia nell’impedire l’alienazione, sia nel difendere il loro rapporto, mentre diversi altri figli adulti sono convinti che, indipendentemente dal comportamento del papà, la madre avrebbe inesorabilmente perseverato nel contrastare il rapporto. In questi casi, il genitore alienante viene percepito dal figlio come un individuo spietato e deciso nel distruggere il rapporto padre-figlio.