La mia unica figlia aveva 5 anni quando mi sono separata e successivamente ho divorziato. Allora non esisteva ancora l’affidamento congiunto ed è stata affidata a me, con possibilità di vedere il padre per i fine settimana (prima sabato e domenica, poi per un accordo tra noi, dal venerdì alla domenica) a settimane alterne e ogni mercoledì dall’uscita dalla scuola fino a sera, più festivi, natale o capodanno, ecc.
Mia figlia era una bambina intelligente, affettuosa, gioiosa e molto legata a me (non avendo io instaurato una nuova convivenza, ha avuto difficoltà ad andare a dormire nella sua stanzetta, preferendo, fino all’età di 11 anni circa, dormire con me nel letto grande). Dopo un anno circa dalla separazione, io ho iniziato una relazione stabile con un compagno, che dura tutt’ora ormai da circa vent’anni e che non è sfociata in convivenza perché stiamo bene così I rapporti con il mio ex marito si sono subito rivelati pessimi; ho preso io la decisione di interrompere la relazione, perché il rapporto decisamente non funzionava e c’era una incompatibilità di fondo e una completa mancanza di comunicazione… non aveva senso proseguire.
Lui si è sempre posto come vittima e persona abbandonata facendo pesare ciò alla bambina e buttandole addosso tutte le sue frustrazioni e la sua infelicità. Quando ho iniziato a sospettare che manipolasse la bambina contro di me e il mio nuovo compagno e che la usasse come una pistola puntata contro noi (avevo notato dei segnali nella bimba, ad esempio alcune volte piangeva a dirotto al rientro da me dopo i fine settimana trascorsi col padre), ho fatto installare da un conoscente un dispositivo collegato al telefono e ho registrato le telefonate padre-figlia per diversi mesi. Vi cito fedelmente alcune delle frasi, prese dalle registrazioni, che il padre rivolgeva alla figlia: “tua madre se ne frega di te, pensa solo a quello stronzo, non ti vuole bene ”….” Non ci stare con quei due stronzi, mangia in fretta e vai dalla nonna”….” tua madre non vuole che ci vediamo anche in altri giorni.. ”….una volta l’ha sgridata per telefono perché la bambina stava giocando con il mio compagno, che era da noi quella sera e rideva da matti divertendosi per un disegno di E.T. che lui aveva fatto.
Le telefonate che il padre faceva alla figlia erano giornaliere e avvenivano più volte al giorno, con durata di almeno mezz’ora o più per ogni telefonata. Quest’odio nei confronti miei e del mio compagno, quest’attività di denigrazione e svalutazione continua del mio ruolo di madre, è durata per anni. Quando ho preso atto di tale situazione, sono rimasta da un lato allibita, dall’altro molto impaurita e questa paura (sicuramente ho peccato di mancanza di coraggio e di omissione) non mi ha permesso di compiere quegli atti giudiziari che solo ora mi rendo conto fossero necessari. Inoltre, la bambina per tutti gli anni dell’infanzia era serena, non mostrava gravi segnali di disagio, a scuola era la prima della classe ed era molto legata sia a me che al padre… non volevo turbare questa sua serenità innescando un iter di colloqui con psicologi, giudici, rischiando di esacerbare la situazione di conflitto con il mio ex e di provocare ulteriori disagi. Ho sbagliato? Probabilmente si.
E’ stato inutile anche parlare al mio ex di questa cosa (non gli ho detto delle registrazioni, ma che avevo capito la situazione), perché lui ha negato tutto e mi ha anche insultata, chiudendo la comunicazione. Veniamo al problema “ALIENAZIONE”. Già durante la tarda adolescenza (17-18 anni) mia figlia ha cominciato a non studiare e ha avuto un periodo di “sbandamento”, tornava tardi la notte ogni giorno,era apatica. Continuava a vedersi regolarmente con il padre, anche se verso i sedici anni non lo ha più voluto vedere per diversi mesi perché durante i fine settimana da lui le impediva di vedere il suo fidanzatino; per quanto mi riguarda, ho cercato di intervenire mediando e dicendole che “il papà si preoccupa perché stai crescendo, parlagli, ecc,” (povera cretina che sono….). Poi il padre ha ceduto e hanno trovato un accordo.
All’età di 19 anni, improvvisamente il padre muore per un infarto fulminante. La ragazza vive tale vicenda in modo molto traumatico, sicuramente con sensi di colpa perché “il padre è stato abbandonato sia dall’ex moglie che dalla figlia, che non è andata a vivere con lui nonostante le insistenze del padre in tal senso”. Al funerale, a cui ho partecipato nelle prime file insieme a mia figlia e ai parenti del padre, sono stata accusata di aver portato il mio compagno (che era sinceramente dispiaciuto e che per discrezione si era messo alla fine della chiesa, invisibile, in un angolo).
A questo punto inizia un’involuzione e una discesa a precipizio nel rapporto tra me e mia figlia; esce sempre più spesso da casa, si isola nella sua stanza, anche per mangiare, ha sempre più dei comportamenti di evitamento nei miei confronti. Per un certo periodo si tinge i capelli come i personaggi dei fumetti: rosa, verde, blu e mi mostra le sue acconciature con atteggiamenti di aperta provocazione; le ho proposto dei colloqui con lo psicologo, ha accettato ed è andata da due psicologhe, una per un anno, l’altra per un tempo più breve. A qualcosa è servito perché per un periodo si è rasserenata.
Ho cercato di mantenere un difficile equilibrio tra l’esserle vicina e sostenerla e mettere dei limiti alle provocazioni e ai comportamenti non rispettosi verso me e il mio compagno, che odia apertamente (anche se non convivente e se non si è mai permesso di sostituire il padre, ma le ha sempre voluto bene…..addirittura una volta dice: “perché non è morto lui invece di mio padre?”).
Questi comportamenti di aperta ribellione e di rancore profondo nei miei riguardi, sfociano nel suo allontanamento da casa, per circa un anno (sapevo che era andata a vivere nella casa del suo ragazzo) e nella sua decisione di non volermi mai più vedere né sentire. Le pochissime volte che è venuta a casa per portare via le sue cose, quando ho tentato un dialogo, ha gridato in modo violento verso di me, accusandomi di essere stata la causa della morte del padre e che con me aveva chiuso. Immaginate il mio dolore e la mia disperazione…la mia unica, adorata figlia non mi vuole più vedere e non mi riconosce più il ruolo di madre…dolore lancinante, umiliazione, senso di lutto, impotenza….solo chi ha vissuto questa tragedia (senza alcuna colpa) può capire il dolore che si prova. Ero sull’orlo della depressione.
Mi sono rivolta a loro (ai miei genitori, ai fratelli), con toni molto duri, anche perché in un primo momento non capivano la gravità della situazione…ho lottato con le unghie e con i denti…. Sono intervenuti i miei genitori, mia sorella, un fratello e una mia cara amica, che è molto stimata da mia figlia; in particolare, questa amica, vedendomi così disperata, ha parlato con mia figlia in modo diretto, senza remore, dicendole anche che aveva ascoltato le registrazioni delle telefonate ed i contenuti e la manipolazione da parte del padre, che la ragazza comunque ricorda e non nega.
Dopo mesi di mie sofferenze-non la vedevo da un anno- mia figlia mi ha inviato un sms “ mamma, di dovrei parlare”. Io svenivo dall’emozione e nello stesso tempo avevo paura perché non sapevo cosa sarebbe successo. Ci siamo viste fuori (io mentre la aspettavo piangevo), lei appena arrivata mi ha subito abbracciata a lungo…ci siamo sedute in un bar e abbiamo parlato con il cuore in mano, cercando di vedere come risolvere i problemi tra noi…..ero la mamma più felice del mondo. Poi ci siamo riviste regolarmente e non abbiamo più interrotto il rapporto.
Lei continua a convivere con il suo ragazzo e gestiscono insieme un centro ricreativo (giochi da tavolo) per ragazzi; io le do mensilmente un piccolo aiuto economico per sostenerla in questo lavoro e nel suo percorso di indipendenza. Nonostante l’evoluzione positiva, noto che ancora mia figlia ha dei comportamenti (quasi automatismi) di evitamento nei miei confronti, anche se ora ha rispetto ed è affettuosa verso di me.
Ho raccontato la mia storia per sostenere e portare avanti la causa del riconoscimento dell’Alienazione Genitoriale, che provoca tante sofferenze nei figli e, permettete, anche nei genitori alienati, padri o madri che siano. Una considerazione: è vero, i figli alienati hanno un grande bisogno proprio del genitore alienato…mia figlia mi ha chiamato dopo aver saputo che io ero disperata e che stavo malissimo perché avevo bisogno di lei..