Diversi mesi fa casualmente ho letto la storia che segue che è straordinaria nella sua semplicità, in quanto consente di comprendere come a volte, la mente dell’individuo, si lascia facilmente imprigionare dal nulla e non riesce a sollevare la testa per vedere oltre quel piccolo mondo in cui si è rinchiuso.

E’ un fatto realmente accaduto, ma purtroppo non ricordo la fonte.

In un paese di cui non ricordo il nome, due ragazzi notarono che da diversi giorni, alcune aquile si recavano spesso presso un fiume vicino alla loro casa, per bere. Vedendo che alcune erano giovani e piccole, decisero di catturarne una per farla diventare il loro cucciolo.
Catturarono un topo, prepararono una gabbia e la lasciarono aperta nella parte superiore, con il topo legato dentro, in modo che l’aquila vedendolo cercasse di mangiarlo. Furono sufficienti pochi minuti e un’aquila cadde nel tranello ed entrò nella gabbia; a quel punto la gabbia venne chiusa e la giovane aquila rimase prigioniera al suo interno. I ragazzi soddisfatti, andarono via. Nei giorni successivi ritornarono per portare da mangiare all’animale che non appena li vedeva, si aggrappava alle sbarre emettendo suoni aggressivi, rifiutando il cibo.
Dopo tre o quattro giorni, pensando che l’aquila sarebbe morta di fame e non provando più soddisfazione nel seguire quello stupido gioco, i ragazzi decisero di aprire la parte superiore della gabbia per liberarla. Poiché l’aquila è un animale potenzialmente pericoloso, uno dei due la distrasse avvicinando un bastone alla gabbia, mentre l’altro la scoperchiò, ma accadde l’impensabile: l’aquila non usciva dalla gabbia. Il suo piccolo cervello, nei tre o quattro giorni di prigionia aveva schematizzato le pareti della gabbia come l’unico mondo esistente e a causa di ciò, non era più in grado di uscire, sarebbe stato sufficiente guardare verso l’alto per notare che la gabbia era aperta. I ragazzi ritornarono spesso per controllare, ma l’aquila era sempre lì. Si aggrappava arrabbiata alla gabbia ogni volta che li vedeva, ma non volava via. Sarebbe sicuramente morta di fame di lì a poco.
Per fortuna una guardia forestale, vedendo la gabbia e comprendendo cosa fosse successo, narcotizzò l’aquila e la portò in un ricovero per rapaci. Trovandosi in un nuovo ambiente e dovendosi riadattare, dopo qualche giorno l’istinto del volo prese il sopravvento e l’aquila ritornò libera.

Molto spesso l’individuo si comporta come quell’aquila, si lascia imprigionare dalle sue convinzioni e dai suoi pensieri che lo rinchiudono in un piccolo mondo. Infatti quando si è tristi o comunque in difficoltà, la mente ripiega su se stessa e diventa estremamente difficile essere consapevoli del proprio agire, in quanto la parte del cervello responsabile delle emozioni, prende in ostaggio il pensiero, facendolo continuamente rotolare su se stesso.
Le emozioni sono cose che ci accadono, perché noi non creiamo le emozioni, ma le situazioni in grado di modularle, purtroppo quando siamo tristi o comunque in difficoltà, diventano il movente per i futuri comportamenti. La sfiducia si trasforma in timore, il timore alimenta la paura, la paura diventa ansia, la rabbia ci spinge verso l’odio e le emozioni ci rinchiudono in una piccola gabbia.
Il dominio della ragione ha fornito all’individuo il controllo su se stesso e sugli eventi che gli accadono, mentre le emozioni a volte ci sorridono, ma molto spesso producono solo turbamenti e conflitti. Quindi apprendere a dialogare con la nostra emotività è fondamentale per la comprensione di noi stessi, in quanto l’intelligenza emotiva è la capacità a saper sfruttare le nostre risorse mentali, attraverso la gestione dell’emotività.

Abilità come la consapevolezza emotiva cioè la capacità di riconoscere e distinguere le emozioni, il controllo dell’emotività, la capacità a sapersi motivare, l’empatia cioè la capacità a riconoscere e comprendere le emozioni degli altri e la gestione efficace delle relazioni interpersonali, influenzano in modo determinante i nostri pensieri e i nostri comportamenti, perché ci consentono di valutare le emozioni degli altri al fine di intuire le loro intenzioni, e di predire il loro comportamento; ci preparano all’azione, perché ci consentono di comunicare e di percepire i messaggi che sono importanti per un agire socialmente intelligente.

Conoscere la nostra emotività, gli eventi significativi del nostro passato, il rapporto con le persone che sono emotivamente importanti per noi e le convinzioni che si sono determinate, è una tappa fondamentale nella comprensione di noi stessi. Occorre avere fiducia in se stessi per consentire alle nostre potenzialità di potersi liberamente esprimere. Noi siamo ciò che i nostri pensieri ci convincono di essere, per cui se non siamo soddisfatti, dobbiamo innanzitutto modificare i pensieri che ci remano contro, se vogliamo che gli eventi iniziano a sorriderci. Certo non è facile, ma questo non può essere una motivazione per non agire.