Un bambino danneggiato nelle relazioni familiari, avrà grosse difficolta nella costruzione della sua esistenza sociale e familiare, in quanto è alto il rischio di compromettere, in modo irreversibile il suo sviluppo affettivo, cognitivo, relazionale e fisico.
 
Parental Alienation Syndrome (Sindrome di Alienazione Genitoriale, detta anche Sindrome della Madre Malevole), è un tipo di disturbo psicopatologico, un abuso emotivo praticato prevalentemente dalle donne e descritto da Richard Alan Gardner, psichiatra infantile, membro del Dipartimento di Psichiatria Infantile della Columbia University di New York.

Questo tipo di disturbo insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo tipo di disturbo, un genitore, in genere la madre, attiva un programma di denigrazione ingiustificata e continua nei confronti del coniuge, mediante un costante, continuo ed efficace condizionamento dei figli.

Il risultato di questo programma malevole è che i figli vengono indotti a perdere il contatto con la realtà degli affetti, vengono privati del diritto di amare ed avere relazioni con un genitore, mentre al padre viene rubato, il tempo che può trascorrere con suo figlio.


Secondo Gardner, il concetto di lavaggio del cervello è troppo benevole per comprendere la manipolazione psicologica che il bambino subisce, quando lo si spinge all’ostilità nei confronti del padre, allo scopo di escluderlo dalla vita del suo papà. Questo tipo di alienazione costituisce una forma di violenza emotiva sul bambino. Il risultato di quest’azione malevole è che si crea una forma di alleanza fra la madre e il bambino, che viene indotto a dimostrare ostilità nei confronti del padre, che è fatto percepire come assente, indifferente e responsabile del naufragio della famiglia, a prescindere dai suoi reali comportamenti e colpe. Nella realtà la madre sta utilizzando il figlio come strumento per soddisfare propri inconsapevoli bisogni emotivi.
 
Affinché si possa parlare di Sindrome della Madre Malevole occorre:
  • che il padre sia effettivamente innocente. Ciò può essere rilevato facilmente dal fatto, che nonostante l’astio, il bambino non manifesta forme di disagio nei confronti del padre.
  • che il bambino abbia un ruolo attivo, cioè deve fornire un suo personale contributo.

Questo programma malevole consiste essenzialmente in:

  • espressioni denigratorie nei confronti del coniuge
  • false accuse di trascuratezza
  • false accuse di violenza o abuso

Con questo programma malevole la madre cerca di costruire una realtà familiare virtuale, che induce nei figli un profondo sentimento di paura, diffidenza e odio verso l’altro genitore, che si traduce poi nel rifiuto ad avere con lui qualsiasi tipo di contatto. I danni psicologici che potrebbe subire il bambino sono: attenuazione della capacità a provare simpatia, assenza di rispetto per l’autorità, psicopatologie inerenti all’identità di genere, narcisismo, ecc.
Mediante una indagine psicologica è possibile diagnosticare la Sindrome della Madre Malevole mediante l’individuazione di alcuni dei seguenti sintomi:

  • Il bambino non è cosciente di aver subito le influenze del genitore malevole
  • Il bambino spiega il cattivo rapporto con il genitore rifiutato, mediante superficiali e illogiche motivazioni.
  • L’uso, da parte del bambino, di argomentazioni e parole che non può conoscere a causa della sua giovane età
  • Il bambino, nell’interiorizzare i messaggi di disprezzo indotti, emula i comportamenti del genitore malevole.
  • Il genitore rifiutato è descritto dal bambino solo in negativo, mentre l’altro solo in positivo
  • Nei conflitti, il bambino prende sempre le parti del genitore malevole.
  • L’odio nei confronti del genitore rifiutato non genera nel bambino sentimenti di colpa
  • L’estensione dell’ostilità potrebbe essere indotta anche nei confronti dei parenti e amici del genitore rifiutato.

L’obiettivo di una madre malevole è di punire, senza giustificati motivi, il partner da cui si sta separando (o già separato), mediante il tentativo di alienare i figli dal padre. Questa strategia consiste nell’impedire al bambino di avere un sereno rapporto con il padre, nel rendere problematiche le libere conversazioni telefoniche fra padre e figli, nell’ostacolare la partecipazione del padre alle diverse attività del figlio. Lo schema della persuasione malevole consiste nel mentire ai figli.

Dietro l’apparente desiderio di un bambino, che all’improvviso rifiuta di stare con il padre, si nasconda l’interesse malevole di una madre che sta abusando della fiducia del bambino. Allontanare il papà dal figlio, rispondere all’interesse della madre malevole, ma non a quello del figlio, che è di poter gioire di entrambi i genitori, anche se non vivono più insieme. Un genitore che ama suo figlio dovrebbe collaborare e favorire le relazioni sia con l’altro genitore.

Un uomo, nel difendere il suo diritto di padre ad incontrare suo figlio, difende anche il diritto di suo figlio a vivere un rapporto sereno con il padre. Solo le madri malevoli si arrogano il diritto di essere di primaria importanza per i figli, perché queste donne non sono capaci di essere genitori in un rapporto di parità, vogliono possedere i figli a tutti i costi, per questo spesso compiono azioni ignobili. Le madri malevoli spesso confondono il proprio dispiacere, con la necessità che il suo ex partner sia ancora padre, vogliono cancellarlo dalla vita dei propri figli.      
La fine di una relazione non dovrebbe essere fonte di discriminazione sentimentale nei confronti del padre, purtroppo ancora oggi i padri soffrono molto perché obbligati, per colpa delle madri malevoli, ad essere allontanati dai figli, dalla casa familiare, dalle proprie abitudini ed obbligati a lottare contro ignobili pregiudizi che ritengono la figura femminile, l’unica in grado di essere genitore capace di accudire e di partecipare alle emozioni dei figli, comprendendone i sentimenti. Questo pregiudizio costituisce una forte discriminazione nei confronti del figura del padre, in quanto non si può chiedere ad un papà solo di versare l’assegno di mantenimento, per poi sparire per sempre dalla vita e dagli affetti dei propri figli, senza poter in alcun modo influire sulle scelte importanti, che riguardano l’esistenza dei propri figli.
Osservando il comportamento del figlio è possibile distinguere quattro diverse situazioni:

  • Assenza di preferenze. L'attaccamento affettivo per entrambi i genitori si manifesta con il naturale desiderio del bambino di trascorrere quanto più tempo è possibile con entrambi i genitori.
  • Affinità con uno dei genitori. In questo caso non vi è una decisa preferenza, in quanto dipende da una serie di fattori (caratteriali o esterni) che determinano un’affinità con uno dei due genitori, costante o alternata nel tempo.
  • Alleato con uno dei due genitori. Il figlio sceglie, identificandosi con uno solo dei due genitori, mediante l’attribuzione di caratteristiche del tipo buono o cattivo. La scelta può indirizzarsi verso il genitore che si crede di dover proteggere oppure può essere motivata da reazioni di rabbia, indotte dalla percezione di essere stato abbandonato. Spesso è il genitore con cui il bambino si è alleato, che fa credere al figlio di essere stato abbandonato.
  • Alienato da un genitore. In questo caso il figlio rifiuta totalmentel’altro genitore, manifestando nei suoi confronti un odio ossessivo. Questo rifiuto quasi sempre è dovuto ad un forte condizionamento che il bambino ha subito da parte del genitore malevole.

I bambini, in una situazione di separazione conflittuale sono molto vulnerabili. Gli psicologi sono tutti concordi nel ritenere, che un rapporto regolare del genitore che non vive nella stessa abitazione del bambino, sia benefico per i figli. Una parte integrante del processo di mantenimento del legame col proprio figlio è la partecipazione alle attività che il bambino svolgeva prima che i genitori si separassero. Le madri malevole spesso adottano manovre atte ad evitare la partecipazione a tali attività. Inoltre si adoperano a rendere particolarmente problematico gli incontri fra padre e figli. Diversi padri vivono questi tentativi di alienazione con estremo dolore, per cui alla fine smettono di cercare i figli. In questo scenario di sconfitta, l’abbandono del padre consente alla madre malevole di raggiungere il suo ignobile obiettivo, di rendere il bambino virtualmente orfano del padre.

Quindi occorre chiedersi, con quale diritto e autorità una donna può decidere di negare al proprio figlio di avere un padre? 

Ovviamente, l'azione legale non può diagnosticare una verità psicologica, per cui nei casi di Sindrome della Madre Malevole l’unica soluzione è di fornire ai figli la possibilità di sperimentare una frequentazione priva di ostacoli e influenze malevoli.

In ogni caso, il padre non deve lasciarsi confondere dall’ostilità del figlio, ma deve essere rassicurato in modo da poter orientare le sue reazioni, facendogli comprendere che paradossalmente è proprio quella ostilità che deve rassicurarlo e fargli comprendere che non è del tutto indifferente al figlio, in quanto l’ostilità che il bambino manifesta è dovuta esclusivamente al suo timore di inimicarsi il genitore malevole. Nella fase di recupero del rapporto occorre evitare le probabili provocazioni, le estenuanti polemiche e focalizzare l’interesse soprattutto nel rievocare i periodi in cui il loro rapporto era sereno.